ANCHE SU UN NOBEL SI LITIGA PERCHE’ NON SI ACCETTA CHE OGNI IDEA NON E’ UN OBBLIGO (12/10/2010)
Com’è noto il Nobel per la Medicina è stato assegnato giorni fa al Dr. Robert Edwards, ideatore della fecondazione “in vitro”, messa poi concretamente in atto nel 1978 dal ginecologo P. Steptoe. La prima fecondazione “in vitro” con ovociti e spermatozoi avviene nel 1966, ma è solo 10 anni dopo che si registrano i primi tentativi di impianti nell’utero di ovuli fecondati con questa tecnica e nel luglio 1978 nasce la prima “figlia della provetta”, Louise. Conviene ricordare che un non ancora Papa Giovanni Paolo 1, nonostante comprensibili riserve, ha formulato auguri cordiali alla neonata Louise, sostenendo pure che i genitori “se hanno operato in buona fede possono avere perfino un gran merito di fronte a Dio”. Louise oggi ha 32 anni ed è madre felice di un bambino di 4 anni. Prima la fecondazione “in vitro” e ora la assegnazione del Nobel hanno prodotto due schieramenti. Il primo comprende la quasi totalità degli scienziati e genericamente il “popolo di sinistra” (con eccezioni), che plaudono ad una tecnica che consente di aiutare coloro che senza figli sentirebbero vuota la propria esistenza. Nel secondo troviamo il Vaticano con i credenti più ligi, una minoranza di scienziati e il “popolo di destra” (con eccezioni), i quali osteggiano ricerche che favoriscono il rischio di embrioni visti solo come banche di staminali, di madri che accettano per denaro di figliare per conto terzi, di “nonne” che per sfizio vogliono provare la gioia della maternità. Da qui nasce pure la contrarietà a Nobel, per Edwards, la cui risonanza viene vista come un avallo tout court della fecondazione artificiale. Alcuni anti-Nobel meno radicali avanzano riserve non sulla figura di Edwards, ma sull’abuso delle tecniche di fecondazione artificiale. I “non schierati” riconoscono che dei rischi ci sono, ma che ciò purtroppo vale per ogni scoperta o strumento: l’energia atomica può estinguere il genere umano o produrre energia, la TV può educare o proporre modelli di vita indecenti. Il mondo laico accusa inoltre il Vaticano di essere “oscurantista come al solito” e per di più colpevole di sollevare non solo critiche (legittime) di ordine religioso, ma anche riserve sui meriti scientifici di chi, come Edwards, ha consentito la nascita di bambini che mai sarebbero venuti al mondo e che pertanto potrebbero essere visti anche dai “pro Life” come un inno alla vita. E’ insomma doveroso che si definiscano regole precise per bloccare un inaccettabile mercato di ovuli e spermatozoi, ma la carenza di normative non dovrebbe offuscare la scoperta di Edwards, né servire a contestare il “suo” Nobel. Oltretutto l’impianto in utero non è obbligatorio: chi “filosoficamente” lo rifiuta, può astenersi dall’utilizzare questa opportunità, senza però limitare chi da loro dissente.