Importante progresso in cardiologia è stato la realizzazione di dispositivi impiantabili (pacemaker e defibrillatori). I primi, tramite piccole scariche elettriche regolano il battito cardiaco quando questo rallenta eccessivamente (bradicardia sotto i 50 battiti/minuto) o si hanno pause prolungate o alterazioni del ritmo a rischio di arresto cardiaco. I secondi, mediante una erogazione di impulsi elettrici servono a interrompere aritmie molto gravi, in primis la tachicardia ventricolare e la fibrillazione ventricolare. Andava chiarito se eventuali interferenze elettromagnetiche potessero essere interpretate erroneamente come un’anomala attività elettrica cardiaca e determinare un malfunzionamento dei dispositivi suddetti. Su questo importante tema si è soffermata la rivista Recenti Progressi in Medicina con un articolo a firma di F. Ambrosino che conviene riprendere per la tranquillità dei portatori dei dispositivi suddetti nonostante che almeno quelli più recenti siano già dotati di una appropriata schermatura contro le più comuni fonti elettromagnetiche prevista già prima della loro immissione in commercio. Questo tema sembra attuale in considerazione del diffondersi di auto elettriche (AE) che richiedono periodiche ricariche delle batterie. Uno studio del 2018 ha valutato eventuali interferenze elettromagnetiche in 108 portatori di CIED (Cardiac Implantable Electronic Device) che usano quattro più diffusi modelli di AE. I partecipanti allo studio erano fatti sedere sui sedili sia anteriori che posteriori della vettura, sia in marcia che in fase di ricarica della batteria. In concomitanza, dei cardiologi misuravano l’intensità del campo magnetico all’interno e intorno alla vettura, esaminando nel contempo l’ECG dei viaggiatori e il monitor dei loro dispositivi. Dall’ indagine risultava che l’intensità del campo magnetico era più elevata nella fase della ricarica e aumentava in base ai tempi di uso del motore e alla velocità. Questi test hanno dimostrato che i CIED funzionavano normalmente e non avevano subito alcuna interferenza elettromagnetica mentre guidavano o caricavano l’auto elettrica. Uno recente studio del 2023 ha analizzato 130 portatori di CIED che hanno ricaricato 4 diversi modelli di auto elettrica posizionando il cavo di ricarica proprio sopra i dispositivi cardiaci impiantati resi ultrasensibili ad ogni minima alterazione e ciò per evidenziare al massimo eventuali interferenze. Anche in questo caso il campo elettromagnetico benchè ad alta potenza non ha fatto affiorare alcuna irregolarità nei dispositivi impiantati. Al momento, dunque, nessun rischio per il soggetto che ne è portatore e che usa e ricarica periodicamente la propria auto elettrica. In futuro, tuttavia, i possibili rischi di una probabile crescente potenza delle batterie e della ricarica veloce dovranno essere rivalutati.