Il gusto non è sinonimo di sapore che potremmo invece definire come “cocktail di gusti” influenzato anche da altri sensi quali olfatto e vista. Il gusto viene percepito dalle “papille gustative” situate sulla parte superiore della lingua, sul palato molle e su faringe e laringe, ricche di “calici gustativi” costituiti ciascuno da numerose cellule neurosensoriali. Un tempo si pensava che le papille fossero specializzate nell’identificare i gusti diversi a seconda della loro sede linguale (base o punta o margini), ma oggi si sa che la capacità percettiva delle papille è omogenea. Attualmente i gusti riconosciuti sono 5: “amaro”, “dolce”, “acido”, “salato”, e ”umami”. Quest’ultimo, scoperto in Giappone già nel 1908 e che significa “saporito”, è caratteristico specie del glutammato di sodio presente in brodo di carne (nucleotidi), cibi proteici in genere, formaggio stagionato e in numerosi additivi aromatizzanti. Ce lo ricorda il bel libro “Sensi chimici. La scienza degli odori e dei sapori” di prossima uscita. Autore è il Prof. Silvano Fuso, chimico e divulgatore scientifico di rango (nel 2013 è stato intitolato a suo nome l’asteroide 2006TF7, in orbita tra Marte e Giove). Nel libro, l’Autore si sofferma pure su un probabile significato evoluzionistico dei vari gusti che sono percepiti da recettori specifici situati sui già citati epiteli neurosensoriali. In ottica evolutiva i recettori per il “dolce” (TIR 1, 2, 3), sensibili ad alimenti ad alto contenuto energetico, sarebbero preziosi per lo sviluppo. Al contrario i 30 recettori specifici per l’“amaro” (TAS2R) avrebbero scopo difensivo, per tenerci lontani da sostanze che spesso (ma non sempre!) sono amare. Il “salato”, percepito da epiteli neurosensoriali presenti in tutti i tipi di papille, risulterebbe attrattivo o repulsivo, finalizzato all’equilibrio tra perdite di sodio (sudore e urine) e sua assunzione alimentare. Non è chiaro invece il possibile fine evolutivo del gusto “acido”, variabile peraltro a seconda che l’acido sia debole o forte. Fuso ci ricorda ancora che i recettori dell’“umami” (mGluR1,mGluR4,TASIRI) si sarebbero sviluppati per consentire una “esaltazione di sapidità” e dell’appetito: da qui il successo di additivi commerciali ricchi di glutammato. Ci sarebbero infine recettori specifici per il gusto dell’acqua, scoperti da ricercatori sulla lingua di topi, ma l’attivazione degli stessi potrebbe essere la “coda” di ciò che si è mangiato prima (dopo un cibo salato l’acqua potrebbe sembrare dolce). Secondo la rivista “Neuron”, esisterebbero infine nell’uomo, come nei moscerini della frutta, recettori per il gusto distinto “amaro-aspro” sollecitato dal calcio. Gli stimoli dei diversi recettori vengono poi trasmessi ad aree predisposte del sistema nervoso centrale dove ha luogo la percezione cosciente del gusto e dei sapori. Fascino della scienza!