L’epidemiologioTom Jefferson (TJ), membro del Gruppo Cochrane per le infezioni respiratorie acute, e Peter Doshi (PD), del Servizio Farmaceutico dell’Università di Baltimora, sull’ultimo Recenti Progressi in Medicina, si sono occupati degli “inibitori della neuraminidasi”. Si tratta di farmaci anti-influenzali approvati già nel 1999 e commercializzati con i nomi di Tamiflu (Roche) e Relenza (GSK), per i quali TJ e PD denunciano aspetti poco chiari. Essi ribadiscono intanto già dal 2009 che la rassegna su Achives of Internal Medicine del 2003, che ipotizzava grazie a questi farmaci un calo del 50% di ricoveri e complicazioni postinfluenzali, risultava di fatto non valutabile da controllori indipendenti, in quanto i dati completi dei lavori erano in gran parte non pubblicati e inaccessibili a causa della resistenza delle aziende produttrici. Da rimarcare poi la discrepanza tra la posizione della FDA (USA), la quale ha preteso che nel bugiardino del Tamiflu fosse esplicitata l’assenza di prove sulla sua efficacia preventiva, e quella di manica più larga dell’ente europeo EMA. Solo nel 2013, grazie a TJ e PD e ad una campagna ad hoc del British Medical Journal, le ditte produttrici hanno fornito il set completo dei lavori a sostegno dei prodotti da loro commercializzati. Oltre che giudicare “modesti” i vantaggi clinici di questi anti-influenzali, TJ e PD formulano nell’articolo una serie di critiche metodologiche dei lavori presentati da Roche e GSK, espresse da una serie di “non”: la coltura virale “non” è stata attuata in tutti i partecipanti, il Tamiflu “non” risulta prevenire l’influenza asintomatica, Tamiflu e Relenza “non” influenzano significativamente né la mortalità né i ricoveri ospedalieri, il rischio di complicazioni postinfluenzali (in primis polmonite) “non” risulta ridotto, “non” si può escludere che alcuni benefici siano attribuibili alla tachipirina (paracetamolo) assunto in concomitanza con i 2 antiinfluenzali. Comunque, l’alleviamento dei sintomi legato ai due farmaci sarebbe anticipato al massimo di solo mezza giornata. Circa la tossicità di Tamiflu e Relenza, TJ e PD registrano un’attenzione volutamente scarsa di Roche e GSK, benché fortunatamente gli effetti collaterali sarebbero modesti (nausea, vomito, cefalea, disforia). In conclusione, per TJ e PD l’efficacia degli inibitori della neuraminidasi è desunta solo da dati retrospettivi molti dei quali incompleti/difettosi, per cui essi auspicano una maggiore prudenza decisionale (perché non una revisione?) da parte degli organismi deputati alla Sanità pubblica. Dato il costo rilevante di questi farmaci, la loro superiorità sul placebo dovrebbe essere inconfutabile. Molto diverso ovviamente, e specie in soggetti a rischio, il discorso sui vaccini, che però possono prevenire ma non curare l’influenza.