Il problema della cosiddetta “medicina difensiva” è una questione meritevole di grande attenzione e di difficile soluzione. Cos’è la medicina difensiva? Lo si può evincere da una spiegazione data al riguardo dal pediatra Cornaglia Ferraris in una intervista di un anno fa: “Se prescrivo un esame in più nessuno mi dirà nulla. Per uno in meno, invece, il rischio d’essere denunciato diventa una quasi certezza. Dunque prescrivo tutto, anche se so che non serve e perfino se capisco che faccio correre inutili rischi al paziente”. Chi si difende dunque è il medico che, per timore di contenziosi sempre più frequenti, preferisce mettersi al riparo da accuse di pazienti che si ritengono danneggiati a causa di sue inadempienze. Ci sono Paesi (USA) in cui il fenomeno dei contenziosi è molto sviluppato e non mancano avvocati specializzati a “prendersi cura” dei pazienti che protestano. Vincendo la causa i pazienti non mancheranno poi di sdebitarsi generosamente con il legale, specie se il danno risarcito era di fatto inventato. Qui da noi il problema non ha queste dimensioni, ma indubbiamente esiste, anche perché sempre più spesso i pazienti, influenzati da quanto hanno letto su riviste o su Internet o da quanto gli ha consigliato il conoscente di turno, tendono a sollecitare il curante, e qualche volta ad imporgli, esami da loro ritenuti necessari. Diceva Manzoni (lo ricordo spesso ma è così convincente!) che “La ragione ed il torto non si dividono mai con un taglio così netto che ogni parte abbia soltanto dell’uno”. Il che, tradotto in soldoni, suggerisce che le responsabilità della medicina difensiva non è soltanto dei medici che la praticano, da noi ancora una minoranza io credo, ma anche di quei pazienti che malinformati forzano loro la mano immotivatamente. La medicina difensiva non sarebbe nata se il rapporto medico-paziente fosse basato sulla fiducia reciproca. Se il paziente si sente ascoltato con attenzione durante le visite, sarà più agevole per il curante spiegare che certi esami o il ricovero non sono necessari, senza suscitare diffidenza. Quando invece il rapporto è freddo e frettoloso, la decisione del medico di non approfondire, magari di per sé giustificata, può esser vista con sospetto, a prescindere dalla minoranza di pazienti che aspirano a risarcimenti indebiti. Il rapporto fiduciario è il fulcro di una buona medicina che non è fatta unicamente di farmaci ed esami ma, di componenti umane che solo una visione “anche” etica della professione consente di mettere in campo. Non è medicina difensiva, ovviamente, la prescrizione di esami non necessari in pazienti che vivrebbero angosciati senza questa verifica. E’ doveroso infatti anche il rispetto della psiche del paziente e non solo del suo corpo.