Non è certo una sorpresa che l’aumento della vita media comporti un incremento di malattie cardiovascolari e respiratorie, degenerative cerebrali, metaboliche, osteoarticolari e pure tumorali. “Più malattie = più farmaci” è l’ineluttabile equazione che ne deriva. Ed infatti la spesa per le medicine aumenta in tutti Paesi occidentali. Esperti dell’ Università di Messina riportano che in Italia il SSN, solo per gli over 75, spende per i farmaci rimborsati il 31% delle risorse. In Inghilterra, i pazienti con più di 65 anni comportano il 45% della spesa farmaceutica e anche negli USA gli anziani (che rappresentano appena l’11% della popolazione) assorbono il 35% del costo farmacologico. L’assunzione di numerosi farmaci espone inevitabilmente l’anziano ad un maggior rischio di “reazioni avverse” (RA). Tuttavia, non è ben chiaro se la correlazione tra invecchiamento e RA dipenda solo dal maggior numero di farmaci assunti o se basta l’età avanzata a spiegare l’incremento di reazioni avverse. Infatti, a prescindere dai farmaci, nel soggetto anziano hanno luogo modificazioni biologiche che fortemente influenzano sia la “farmacodinamica” (FD) che la “farmacocinetica” (FC). Tradotto dal medichese, la FD riguarda gli effetti che il farmaco induce nell’organismo, mentre la FC riguarda le trasformazioni che l’organismo induce nel farmaco assunto. Ebbene, FD e FC assumono in età senile caratteristiche peculiari (di entità variabile) per ciascuno dei farmaci prescritti. L’attribuzione di una reazione avversa ad uno o più medicinali non è tuttavia impresa facile, perché si tratta di reazioni variegate raramente patognomoniche. Una delle conseguenze del riconoscimento tardivo di una RA è la cosiddetta “cascata delle prescrizioni”: non comprendendo che i disturbi sono espressione di una RA, invece che sospendere la medicina responsabile, vengono prescritti al paziente altri farmaci per curare la “nuova malattia”, per cui il carico farmacologico aumenta, con ulteriore levitazione del rischio di RA. Probabilmente i dosaggi andrebbero ritoccati nell’anziano in politerapia, ma questo adattamento è difficile dato che per legge gli studi controllati non possono di regola reclutare pazienti anziani (lo stesso vale per bambini e donne in età fertile). Ne consegue che i farmaci usati nel paziente geriatrico sono studiati a dovere in pazienti “non” anziani e, come si è sottolineato, non è la stessa cosa. Inoltre, gli studi controllati sono finalizzati a stabilire più l’efficacia che la sicurezza e pertanto in geriatria ci si deve basare su studi per lo più osservazionali. Solo il buon geriatra saprà tenere in massima considerazione ciò che risulta da questi studi quando sarà inevitabile prescrivere più di un farmaco ai propri pazienti.