Il cancro del colon-retto (CCR) è tra i più frequenti del mondo occidentale e ogni anno si contano quasi 1 milione di casi e circa 500 mila decessi. Nel numero di marzo 2024 del NEJM i ricercatori Chung et al descrivono un esame non invasivo atto a svelare la presenza nel plasma di “DNA extracellule” (cell-free DNA o cfDNA nell’acronimo inglese). Questo esame è “liquido” in quanto si attua sul plasma prelevato da una vena e servirebbe per lo screening del CCR e in generale, come vedremo, per altri cancri. Per comprendere l’importanza di questo studio condotto in una popolazione a rischio tumorale medio (in primo luogo per l’età e la familiarità) va ricordato ai lettori che già nel 2022 al Congresso annuale dell’ European Society of Medical Oncology (ESMO), il co-chairman Dr. F. André aveva ribadito la possibile utilità di esami ematici non invasivi per la diagnosi di 50 tipi diversi di cancro in pazienti del tutto asintomatici con tumore ancora in fase di sviluppo. Il parametro poi chiamato cfDNA risultava positivo nell’1,4% di 6.621 persone di età di 50 anni o più senza sintomi. La diagnosi di CCR veniva poi confermata ma solo nel 38% dei test positivi, ciò che suggeriva una sensibilità dell’esame (=ricerca positiva nei malati con cancro) troppo scarsa: il 62% dei pazienti con cancro sfuggirebbe infatti all’individuazione. Nonostante questo evidente limite, l’idea di rilevare mediante un semplice esame sul sangue dei tumori non diagnosticabili con le tecniche tradizionali invasive (biopsie di materiale aspirato nel corso di eventuale colonscopia) sembra molto promettente. Lo conferma (con qualche riserva) il lavoro già citato di Chunge e collaboratori. Analizzando il cfDNA plasmatico di 7863 soggetti di età media di 60 anni, essi rilevavano un cancro colo-rettale con una sensibilità del 83 % e una specificità (=negatività nei non malati) del 90%. Per lesioni precancerose avanzate, come grandi polipi adenomatosi e lesioni sessili “serrate” (che sono rilievi seghettati della mucosa rettocolica) la sensibilità era del 13% inversamente correlata con l’età. Le “biopsie liquide” rientrano dunque nell’“oncologia di precisione”, ma il vantaggio per il soggetto della non-invasività, che è penalizzata purtroppo dalla bassa sensibilità, va confrontato con la coloscopia+biopsia che sono esami capaci di rilevare lesioni precancerose e cancri ancora pauci- o a-sintomatici con grande sensibilità, e che nel contempo consentono la loro immediata rimozione. Non va infine dimenticato che lo screening per i tumori mediante le biopsie liquide non avrebbe lo scopo di diminuirre l’incidenza del cancro, ma quello di ridurne la mortalità. A tutt’oggi, tuttavia, qualcuno pensa prematuro ritenere che le biopsie liquide possano diminuire i decessi, obiettivo auspicabile, questo, che però richiederà un monitoraggio più lungo per diventare realtà.