Ricercatori israeliani della Ben Gurion Universty si sono chiesti nel 2018 sull’European Journal of Clinical Nutrition (EJCN) se un consumo moderato (circa 1 bicchiere) di vino bianco o rosso potrebbe frenare la progressione delle placche aterosclerotiche carotidee e il rischio di coronarosclerosi. Tali placche sono molto frequenti nei pazienti con diabete mellito di tipo 2. Diversamente da precedenti studi retrospettivi sull’argomento quello degli israeliani era prospettico e ha riguardato 174 di 224 diabetici astemi (la maggior parte in sovrappeso, in cura con antidiabetici orali e anticolesterolo). Nel 45% dei reclutati erano state già dimostrate delle placche aterosclerotiche carotidee. I pazienti erano messi a dieta mediterranea e invitati a bere 1 bicchiere (150 ml circa) di vino rosso o bianco per due anni di seguito. A studio concluso la valutazione si basava su dati registrati mediante una ecografia tridimensionale, costituiti dal volume totale delle placche (TPV) e dal volume totale della parete carotidea (VWV). Tali esami non registravano alcuna progressione nella TPV nei bevitori di vino sia bianco che rosso, e solo nel sottogruppo con placche di maggiore consistenza la TPV dopo 2 anni risultava modestamente ridotta. Dato il prestigio della Ben Gurion University e data la autorevolezza della rivista dell’EJCN, chi scrive si sarebbe aspettato un contributo metodologicamente più rigoroso. Un primo limite è che l’effetto per altro modesto potrebbe ascriversi solo alla dieta mediterranea e non al vino assunto. Un secondo è che circa 50 pazienti sono usciti dallo studio ciò che sempre alimenta dei dubbi. Terzo, il periodo di monitoraggio di due anni, potrebbe essere insufficiente a valutare l’influenza sulle placche e a trarre pertanto delle conclusioni attendibili. Sembrerebbe dunque un po’ forzato il suggerimento di avviare i diabetici di tipo 2 a un moderato consumo di vino, nella presunzione che questo riduca, benché di poco, il rischio cardiovascolare. La ricerca, insomma, che non mi sembra che aggiunga nulla a quanto già si sapeva dalla letteratura al riguardo, tra l’altro alquanto contraddittoria. Il vino ha sì antiossidanti, in primis il resveratrolo, ma non può considerarsi dimostrato che un solo bicchiere al giorno prevenga o riduca il danno aterosclerotico. In sintonia si mostrano anche ricercatori norvegesi che, dopo una loro amplissima revisione, si limitano a concludere: “ Ci preme semplicemente sottolineare che consumare piccole dosi di alcool ogni giorno può essere salutare per il cuore, ma non è certo il caso di spingere le persone a bere”. E d’altronde, per ridurre il rischio cardiaco, non possiamo pensare di farlo solo aumentando l’introito di vino: l’etilismo cronico non sarebbe una profilassi intelligente! Tuttavia, se qualche bicchiere non dispiace, perché rinunciarvi?