I farmaci antiinfiammatori non a base di cortisonici (FANS), sono di largo consumo a causa delle magagne osteo-articolari più frequenti negli anziani. I più noti sono naprossene, diclofenac, ketoprofene, ibuprofene, nimesulide, etoricoxib, celecoxib, ketorolac, piroxicam, indometacina. Gli effetti collaterali di questi antiinfiammatorii/antidolorifici riguardano in particolare l’apparato gastrointestinale (gastrite, ulcera, emorragia), cardiocircolatorio (infarto), renale (ritenzione idrica, ipertensione) o reazioni di tipo allergico (cutanee, asma). Non esiste tuttavia una gerarchia ben definita di gastro- e cardio-tossicità che favorisca la scelta e il medico si basa spesso solo sulla propria esperienza. Concetti condivisi da tempo sono che la efficacissima indometacina sia la più tossica (seguita dal piroxicam), che la nimesulide vada evitata (grave epatotossicità almeno in certi gruppi etnici) e che il naprossene sia il meno cardio-tossico. Tuttavia, per quanto riguarda il rischio infarto, una meta-analisi basata su dati individuali (446 mila soggetti canadesi e europei) pubblicata dal British Medical Journal in aprile 2017, contrasta non poco con un’altrettanto recente messa a punto di A. Sessa (Società di Medicina Generale). In effetti, il rischio di infarto nei trattati con FANS è stato già analizzato in studi caso-controllo (retrospettivi) e anche in studi prospettici randomizzati ma con risultati non dirimenti. Lo studio del BMJ, invece, quantifica questo rischio per i singoli FANS, corredandolo con la dose e la durata dell’assunzione. Un rischio aumentato di infarto sarebbe emerso come segue (% decrescente): +58% per il rofecoxib (ritirato dal commercio nel 2004), +53% per il naprossene, +50% per il diclofenac, +48% per ibuprofene, +24% per celecoxib (i coxib vanterebbero tutti una minore gastro-tossicità). Lo sconcerto riguarda specie il naprossene, ritenuto in precedenza il meno cardio-tossico. Per ogni FANS il rischio infarto risulterebbe comunque maggiore nella prima settimana di assunzione e sarebbe correlato alla dose e non alla durata della cura. Le dosi considerate più “a rischio” in trattamenti di 8-30 gg sarebbero: più di 100mg/die per diclofenac, più di 1.200mg/die per ibuprofen, più di 750mg/die per naprossene, più di 200mg/die per celecoxib. Conclusione del BMJ è che i medici dovrebbero scegliere stando attenti al tipo di FANS e al dosaggio da prescrivere più che alla durata. Un prudente commento personale di questi dati è che è sempre arduo estrapolare regole valide per tutti in base ad uno studio che ha riguardato soggetti molto diversi, età a parte, per un numero di variabili assai difficili da pesare quali co-morbidità, peso, stress, familiarità e compliance. Addendum banale: prescrivere e assumere FANS solo quando occorre, a prescindere dai “gastroprotettori”.