Il 12 maggio 2017 si è celebrata la Giornata Internazionale dell’Infermiere per festeggiare questa preziosa categoria professionale che per altro non è costituita dai soli infermieri. La sigla “IPASVI”, ente pubblico che li riunisce, significa infatti: “Infermieri Professionali, Assistenti Sanitari e Vigilatrici d’Infanzia”. Benevola critica pregiudiziale ai soci, prima di tesserne le lodi, è che più del 90% di questi protagonisti essenziali della sanità pubblica non sa cosa significhi l’acronimo IPASVI. Questa ignoranza è però ben poca cosa rispetto alla funzione e ai meriti di una categoria professionale cui la cittadinanza dovrebbe essere riconoscente più di quanto solitamente non avvenga, non fosse altro che per la discrezione con la quale gli infermieri si muovono quotidianamente per fare bene il loro lavoro. La scelta del 12 maggio per celebrare la loro giornata è stata decisa in onore di Florence Nightingale, fondatrice dell’assistenza infermieristica moderna, splendido personaggio femminile che ha saputo tradurre la propria profonda religiosità in concreto aiuto assistenziale agli ammalati, specie se feriti in battaglia. Supporto non solo caritatevole, ma intenzionato ad arricchire di metodo e di competenza una professione fino ad allora considerata ingiustamente da medici e cittadini “di bassa manovalanza”. Il forte ideale della Nightingale la rendeva instancabile anche durante la Guerra di Crimea, meritandosi dal Times il nomignolo “la Signora con la lampada”, in quanto lei si aggirava ancora con la sua lampada tra gli ammalati che si lamentavano o che necessitavano semplicemente di conforto quando gli ufficiali medici erano già andati a dormire. Pochi infermieri oggi (per non parlare di medici e cittadini) conoscono e si ricordano di questa infaticabile pioniera dell’assistenza sanitaria. Finalmente, dal 1992 la Federazione Nazionale dei collegi IPASVI ricorda e sostiene questa giornata internazionale dell’infermiere, una professione il cui ruolo si arricchisce sempre più di contenuti scientifici. Dal quell’anno requisito per entrare nelle scuole e partecipare ai corsi è il possesso del diploma di scuola secondaria superiore e dal 2000 il diploma universitario diventa “Laurea breve”, acquisibile in tre anni, ciò che allinea l’Italia ai Paesi occidentali più avanzati. Molte mansioni, un tempo prerogativa solo del medico, sono oggi svolte da infermieri e tecnici. In certi Paesi pure procedure invasive come alcuni esami endoscopici sono affidate agli infermieri. Ma non intendo soffermarmi in questo articolo sull’evoluzione anche culturale dei paramedici (e mi scuso per questo temine infelice) le cui funzioni assistenziali, tecniche e amministrative sono evidentemente progredite significativamente, quanto sull’importanza dell’assistenza spicciola e poco appariscente che essi svolgono sulla scia dei principi che hanno animato Florence Nightingale. Portano la colazione di primo mattino con il sorriso e il buon giorno, confortano chi si lamenta di qualcosa, tranquillizzano gli ansiosi, rispondo loro a quesiti cui dovrebbero rispondere i medici, hanno un ruolo decisivo in situazioni di emergenza, rincuorano i parenti, alimentano qualche improbabile speranza. Infine, non scordiamoci di quanto sia problematica l’assistenza fisica di un ricoverato non autosufficiente. Pochi riflettono sulle pesanti difficoltà che incontra una infermiera (e non sempre c’è un o una collega che l’aiuta) che deve pulire e sistemare un paziente che continua a vomitare sangue o che non controlla più gli sfinteri. Già il cambio delle lenzuola può risultare molto complicato, specie se il paziente è un grande obeso. Si parla (ed è giusto farlo) delle azioni meritorie dei vigili del fuoco, delle forze dell’ordine, dei medici che riportano in salute chi sembrava ormai perso, degli elicotteristi che salvano chi è caduto in un crepaccio. Ma quante volte ci si ricorda o si scrive del contributo essenziale che infermieri e tecnici forniscono quotidianamente a tantissime persone senza mai apparire. Ci sono, com’è ovvio, anche dei paramedici meno…”entusiasmanti”, ma ciò vale per qualsiasi categoria: medici, preti, giornalisti, poliziotti, amministratori, magistrati. Troppo pochi però gli inadempienti per gettare ombre su una categoria che largamente concorre alla salute pubblica e che va ringraziata più di una giornata all’anno.