Già dai trent’anni 1 bicchiere di vino al giorno io me lo concedo e confesso che continuerò a farlo. Dovrei allora autocriticarmi, consapevole come sono dei rischi dell’alcol e soprattutto di quello cancerogeno, problema quest’ultimo di attualità mediatica (ma non nuovissimo). Intanto, però, una premessa riportando qualche stralcio di quanto ho scritto anni fa su AA.
- 2012. Ricordavo in quell’anno che nei Francesi della zona di Tolosa-Strasburgo “ghiotti” di vino rosso, nonostante un largo consumo di grassi animali, si sarebbe registrata una mortalità per infarto e ictus più bassa di quella di altri Paesi con analogo introito di lipidi. Il fatto era noto come “Paradosso francese”. Questa protezione la si ascriveva frettolosamente all’antiossidante “resveratrolo” (RESV) contenuto nel vino rosso. Tuttavia, dato il bassissimo contenuto di RESV nel rosso, da 0,6 a 0,8 mg/litro (e ancor più basso nel bianco), ben presto emergeva che per prevenire il rischio cardiovascolare e metabolico sarebbe stato necessario bere più di 10 litri di vino pro die, direttiva improponibile (e che dire poi del costo!).
- 2019. Già la “NEWS 179” dell’ Istituto Mario Negri, ben tre anni fa rilevava che mentre ricerche più datate suggerivano che 1-2 bicchieri di vino pro die potevano far bene alle coronarie, dati più aggiornati indicavano che anche ridotte quantità di alcol etilico (etanolo) andavano evitate specie nelle donne. In effetti non è dimostrato adeguatamente che il basso consumo alcolico migliori la salute, mentre l’abuso sicuramente la danneggia. Linee guida di quell’anno suggerivano di non assumere comunque più di 100 grammi di alcol a settimana, il che corrisponde a 1 litro di vino di media gradazione alcolica in 7 giorni.
- 2021 Dati più recenti dell’ Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro, stressati dai media in questo periodo, ribadiscono che il consumo dell’alcol pur limitato a 1 o 2 unità al giorno (1 unità = 125 ml di vino di 12°; 330 ml di birra al 5%; 40 ml distillato al 40%), oltre a non avvantaggiare la salute è un fattore di rischio per lo sviluppo di neoplasie del cavo orale, della faringe e della laringe, dell’esofago, dello stomaco, del colon-retto, del fegato, della colecisti e del pancreas. Non è peraltro una novità di ieri che l’alcol sia un “agente cancerogeno di tipo 1”, ma questo dato non è molto noto se non agli addetti ai lavori. In Italia, l’Istituto Superiore di Sanità stima che il 4 per cento (e non è poco!) dei decessi per cancro sia associato al consumo di alcol,ciò che corrisponde a quasi 20 mila decessi prevenibili. L’invito ad abolire gli alcolici, da un punto di vista scientifico, lo ritengo dunque più che giustificato.
- Ciò premesso, chiedo venia per la confessione all’esordio di consapevole incoerenza del sottoscritto che si permette di regola 1 bicchiere di vino al giorno. Pur essendo convinto che l’alcol (specie l’abuso) sia assolutamente da bandire, le ragioni dell’incoerenza parziale sono: primo, che è impossibile calcolare la soglia “individuale” minima molto variabile di alcol ancora accettabile senza correre rischi. Pertanto la riflessione di Paracelso “Sola dosis venenum facit” (è la dose che fa il veleno) non mi sembra sia irrilevante. Secondo, considerare un solo parametro, la dose di alcol assunta, disgiunto da altri fattori (assunzione dell’etanolo a digiuno o durante il pasto? Soggetti sani o malati o malnutriti? Obesi o no? Vita fisica o no?) inficerebbe in qualche modo non la ragionevolezza del divieto “tout court” ma la perentorietà. Terzo: nella nostra vita siamo obbligati a correre molti rischi “inevitabili”, verso i quali siamo impotenti: aria inquinata, fumo passivo, ingorghi e incidenti stradali, epidemie, rischi sul lavoro, inflazione, guerre, ingiustizie sociali. Vivere a rischio zero è praticamente impossibile. E allora, se soddisfa, perché privarsi del piacere di bere 1 bicchiere di vino al giorno? Rischio che corro consapevolmente, pur ammettendo un lieve (ma proprio leve!) senso di colpa per l’incoerenza. Non dimentichiamo poi al riguardo che non l’ubriacarsi ma un buon bicchiere accompagna felicemente certi cibi, aiuta a rilassarsi, a socializzare, a facilitare emozioni e sentimenti e a concorrere a volte a un po’ di sana allegria. Questo discorso, sia chiaro, non vale per l’abuso alcolico continuativo e tanto meno per il fumo (“vizio“ spesso associato all’alcol), perché il rapporto fumo–cancro è molto più forte e ben documentato clinicamente, e non riguarda solo il cancro polmonare. Eppure le sigarette sono inconcepibilmente ammesse alla vendita, purché ci sia l’avviso sul pacchetto che il fumo uccide. A dimostrazione che le etichette servono a ben poco quando interessi miliardari favoriscono la dipendenza.