Qualcuno ricorderà che degli ipotetici benefìci e/o rischi del cioccolato e del vino si è già trattato in questa rubrica. La possibilità che ambedue queste “tentazioni” possano avere risvolti positivi sulla salute, in primis sul cuore, continua ad interessare il “grande pubblico” e non solo i rispettivi consumatori. Per il cioccolato, in base a studi di pochi anni fa, si poteva solo concludere che, a prescindere dalla ricerca sempre auspicabile, conveniva accontentarsi che esso piaccia, senza scordare però il sovraccarico calorico di un consumo troppo generoso. Quanto al vino, una meta-analisi 2011 di 34 studi prospettici suggeriva nei bevitori fino a 2 bicchieri al giorno di vino rosso un rischio minore di “mortalità per tutte le cause” e non solo cardiovascolare. Tale rischio risultava al contrario aumentare in chi ne beveva più di 4 bicchieri ogni giorno. Inoltre, la stessa cardioprotezione del nettare di Bacco è stata di recente messa in dubbio da ricercatori dell’Università di Rotterdam. Essi intanto rimarcano come l’ipotesi di un effetto cardioprotettivo del vino sia nata in sostanza da un articolo in Lancet di ben 30 anni fa, in cui i benefìci venivano attribuiti al resveratrolo, un antiossidante contenuto nella buccia degli acini (specie) di uva rossa. L’articolo non si basava inoltre su studi prospettici (bevitori versus non bevitori), ma nasceva solo dall’osservazione retrospettiva che nei francesi, la cui alimentazione è molto più grassa di quella degli inglesi, la mortalità cardiovascolare risultava sensibilmente minore (stranezza nota come “paradosso francese”). In concreto, i ricercatori di Rotterdam non sono riusciti a dimostrare né una significativa azione antiossidante, né dei vantaggi clinici complessivi del vino rosso ponendosi pure il quesito se gli eventuali suoi vantaggi possano derivare non solo dal resveratrolo ma da altri costituenti. Da ribadire, comunque, che il resveratrolo per risultare clinicamente utile richiederebbe un introito di vino (ovviamente improponibile!) di più di 3 litri al giorno. Infine, per concludere col cioccolato (“dulcis in fundo”!), recenti ricerche dell’Università di Lipsia inficiano le già scarse certezze di un suo ventilato uso terapeutico. Ciò in verità contrasta con i dati di una meta-analisi presentata al congresso della Società Europea di Cardiologia (Parigi 2011), secondo la quale il cioccolato fondente ridurrebbe del 37% il rischio cardiovascolare. Solo uno studio comparativo randomizzato, ad oggi inattuato, potrebbe chiarire meglio il perché di queste discrepanze. Un metodologo dovrebbe pure ricordare in proposito che la stessa dose di vino o di cioccolato potrebbe avere effetti diversi in soggetti diversi (fumatori?, già obesi? già cardiopatici? altre patologie concomitanti? substrato genetico?).