L’ Herpes zoster (HZ), o fuoco di Sant’Antonio, è dovuto ad un DNA-virus, simile a quello dell’Herpes simplex. In età pediatrica lo stesso virus provoca la varicella (da qui il nome di varicella-zoster virus-VZV). Mentre la varicella nei bambini è una virosi “bonaria” (complicazioni rare), il VZV nell’adulto causa sintomi tormentosi associati, per fortuna di rado, a importanti sequele. Una autorevole review su NEJM (7/2013) sottolinea come questa virosi colpisca in media il 2 per 1000 della popolazione e ribadisce che solo soggetti che da bambini hanno avuto la varicella possono ammalare di HZ.. In questi, fattori addizionali di rischio sono l’età superiore ai 50 anni e un netto calo delle difese immunitarie (AIDS, chemioterapia, tumori, infezioni protratte, denutrizione, stress cronico). La immuno-risposta alla varicella infantile è sufficiente di norma a proteggere l’organismo dal VZV che rimane però latente nei gangli nervosi spinali, dalle cui cellule partono le fibre sensitive che innervano specifici distretti cutanei. Negli immuno-depressi, tuttavia, il VZV si “risveglia” e prolifera, diffondendosi lungo le fibre sino alla cute. I segmenti cutanei più colpiti, di norma monolaterali, sono quelli intercostali e addominali ma, più di rado, pure altri settori sono interessati come il viso (innervato dal trigemino). L’infiammazione cutanea causata dal VZV è espressa da eruzioni orticarioidi le quali evolvono in vescicole contenenti un essudato sieroso che si rompono nell’arco di 1-2 settimane, diventando croste. In fase di croste (possibili cicatrici residue dopo la loro caduta) il paziente non è più contagioso. Tale sequenza si accompagna a bruciore/dolore anche molto intenso. L’HZ è più severa in soggetti di età più avanzata nei quali è maggiore pure il riscontro della “nevralgia post-erpetica”, complicazione contrassegnata dal lungo persistere dopo la guarigione, di abnorme sensibilità della zona precedentemente infiammata (dolore anche per stimoli poco algogeni, bruciore, prurito). Evento serio è la riattivazione del VZV nei nervi cranici relativi all’occhio, con rischio conseguente di gravi lesioni alla retina o al nervo ottico e persino di cecità. Da bandire dunque ogni “fai da te”. Nei pazienti con HZ, la terapia antivirale (con acyclovir, valacyclovir o famcyclovir) è opportuna, ma deve essere intrapresa entro 72 ore. Controversa, invece, l’utilità dei cortisonici che vanno comunque sempre associati agli antivirali. Il dolore si controlla con analgesici, antiinfiammatori e oppiacei, che risultano più efficaci di vari rimedi topici. Negli USA si raccomanda pure la vaccinazione in soggetti over 60, con o senza HZ in anamnesi. Per questo suo essere “double face”, qualcuno ha definito il VZV “Dr. Jekill dell’infanzia e Mister Hyde nell’adulto”.