Un sito web gestito da Pensiero Scientifico Editore si sofferma su uno studio portato avanti da Altro Consumo relativo alla efficienza ed attendibilità dei termometri nuovi messi in vendita dopo il ritiro dal commercio di quelli vecchi a mercurio nell’aprile 2009. Il tema, di per sé di non grande rilievo, è tuttavia sentito dalla maggioranza degli utenti che qualche dubbio in merito ce l’hanno. Di certo i classici termometri a mercurio avevano il pregio di essere facilmente leggibili da chiunque, tanto che non sono mai stai soppiantati da quelli più piccolini, sempre a mercurio, ma da taschino. Questi ultimi erano sì meno ingombranti, ma la lettura della colonnina di mercurio risultava non agevole specie per un anziano. Attualmente i modelli commercializzati sono una decina e, se di pari sensibilità, la preferenza non potrebbe che cadere su quello che costa meno e piace di più, ma delle differenze invece esistono. I termometri più simili a quelli classici a mercurio sono pure in vetro, ma in essi il mercurio è stato sostituto da una lega brevettata, “Galinstan”, nome che deriva dalle prime sillabe latine dei tre metalli costituenti: gallium (gallio) 70%, indium (indio) 20% e stannum (stagno) 10%. Il Galistan, anch’esso di colore argenteo, risulta meno tossico e meno inquinante del mercurio. La temperatura si rileva nelle sedi classiche (ascellare, inguinale, rettale). Il pregio è il basso costo, mentre i limiti sono la fragilità del vetro e soprattutto il tempo di misurazione che è circa doppio (5-6 minuti) rispetto a quello a mercurio. I termometri “digitali” utilizzano invece sensori elettronici di calore ed il valore rilevato quando si ode il “bip” corrisponde al valore medio di diverse misurazioni registrate in quell’arco temporale. I diversi modelli, più o meno rigidi, hanno costo variabile dai 4,9 agli 11,9 euro e la misurazione può essere fatta in ogni sede, benché esistano tipi idonei solo alla misurazione in bocca. Bastano pochi secondi per avere il dato della temperatura segnalato dal “bip” acustico e la lettura è facile ma, quando si guastano, richiedono lo smaltimento nelle apposite piazzole ecologiche. I termometri “a infrarossi” (ci sono tipi più costosi dei digitali), registrano invece la temperatura a distanza, elaborando le radiazioni emesse dal corpo e il contatto diretto con l’apparecchio non è pertanto necessario. Certi tipi rilevano la temperatura esterna al livello della fronte, mentre altri prevedono l’inserimento nell’orecchio. Atri pregi sono l’igiene, la velocità di lettura (2 secondi) e la possibilità di rilevare la temperatura senza svegliare il paziente, vantaggio non marginale specie in un bambino. Il puntamento, non sempre costante, può però influenzare il valore della temperatura.