“COMPLIANCE”, PAROLA DIFFICILE MA UN CONCETTO SEMPLICE: FEDELTA’ DEL PAZIENTE ALLA CURA (26/10/2001)
“Compliance”, termine di largo uso in medicina ma ignorato dai non addetti ai lavori, significa sostanzialmente aderenza/correttezza dei pazienti alla terapia consigliata. La rilevanza del tema viene così sintetizzata da un clinico inglese: “Le medicine non sono efficaci se non si assumono”. Il fatto che si dibatterà ancora in un convegno di gennaio 2010 su un concetto così lapalissiano vuol dire che nella pratica clinica l’attuazione di direttive terapeutiche lascia spesso a desiderare. La scadente “compliance” ha varia tipologia: mancata osservanza dell’orario e/o della frequenza delle assunzioni del medicamento, uso di dosi diverse da quelle consigliate, interruzione prematura di un trattamento, ciò che più frequentemente succede in caso di malattie croniche che richiedono trattamenti a lungo termine e quindi una maggiore convinzione. Nell’esperienza personale (vissuta come sostituto di medici condotti in anni ormai lontani!) la “compliance” risultava più scadente per i farmaci erogati gratuitamente e migliore per i preparati acquistati a proprie spese (si compra ciò in cui si ha fiducia, e perciò si sta più attenti). I fattori che favoriscono una insoddisfacente “compliance”, con ricadute negative talora serie sulla salute del singolo e sulla spesa sociale, riguardano i medici, i pazienti e il sistema sanitario. I medici vi concorrono quando non facilitano un buon rapporto col paziente, non spiegano a dovere gli scopi, i benefici e gli effetti collaterali del trattamento, e soprattutto quando non sottolineano gli svantaggi e i pericoli di un’attuazione aleatoria del trattamento prescritto. Il paziente da parte sua non insiste per capire meglio, portato inoltre ad una visione più tattica che strategica della terapia per cui, appena sta bene, tende a non rispettare né le dosi né i tempi raccomandati. Esempi immediati possono essere due: i danni da sospensione prematura di una terapia contro la tubercolosi (malattia, tra l’altro, che sta oggi rifiorendo, risultando pure più refrattaria alle cure) e, in secondo luogo, la sospensione di un trattamento a lungo termine in caso di colite ulcerosa (malattia cronica intestinale inguaribile ma controllabile), ciò che fa aumentare in modo molto significativo il rischio di recidiva (e forse anche di evoluzione in cancro). Il sistema, infine, concorre per esempio modificando troppo spesso il formulario. C’è comunque constatazione generale che la “compliance” sia particolarmente scadente e comporti maggiori conseguenze in caso di terapie prolungate con numerosi farmaci, come spesso avviene nel paziente anziano. Le magagne dell’età sono purtroppo tante e sarebbe pertanto necessario fare delle scelte in base alla priorità dei rischi. Facile a dirsi ma difficile a farsi.