PARLARE CHIARO AGLI AMMALATI DI CANCRO CHE SI SOTTOPONGONO ALLA CHEMIOTERAPIA
(6 luglio 2010)
In Medicina uno dei problemi sentiti dalla popolazione riguarda la chemioterapia in malati di cancro. Il paziente ha da un lato il doppio timore che gli effetti collaterali risultino sofferenze inutili e, dall’altro, l’angoscia di rifiutare terapie che possono salvargli la vita. E per molti tumori di fatto è così: guarigione in quasi tutti i pazienti con cancro testicolare, remissione stabile di molti tumori ematologici, lunga sopravvivenza con buona qualità di vita di pazienti con cancro del seno o gastrointestinale. Se si vuole evitare che la chemio sia vissuta come accanimento terapeutico, al malato devono anzitutto essere illustrati con precisione i pro e i contro della terapia. La informazione dettagliata è infatti la regola nei buoni reparti oncologici, tra cui quello di Bolzano, dove ogni decisione terapeutica viene presa solo dopo ampia discussione con il paziente. Altra cosa è l’accanimento terapeutico che tale è quando la chemioterapia peggiora la qualità, allungando poco o niente la quantità di vita, o persino raccorciandola a causa di eventi avversi quali infezioni, rischio emorragico, malnutrizione. Questo sì costituirebbe un atteggiamento inaccettabile di oncologi intenti più a seguire freddamente dei protocolli prefissati che a badare con umanità alle sofferenze e alle aspettative del singolo malato. Devo dire che in più di quarant’anni di attività clinica, questi “oncologi aguzzini” io non li ho mai incontrati mentre, al contrario, ho spesso collaborato con oncologi ben consci che il paziente tumorale è prima di tutto una persona da aiutare in ogni modo possibile. Non mancano purtroppo le eccezioni, anche se desta perplessità ciò che riporta Cornaglia Ferraris e cioè che in USA 3 oncologi su 4 rifiuterebbero la chemioterapia se fossero loro i malati. Fosse vero, a mio avviso essi andrebbero sanzionati. Tornando alla tossicità della chemio, bisogna rilevare che dai parenti che hanno taciuto la verità al malato, il peggioramento viene spesso attribuito agli effetti collaterali invece che al progredire del cancro, e d’altronde dire la verità non è semplice: ci sono pazienti (e parenti) che vogliono sapere e altri che non vogliono la verità, coltivando magari delle speranze in qualche cura esoterica. Imperativo categorico, comunque, è che unica ineludibile priorità sia il beneficio psico-fisico del paziente, tenendo per altro conto che la tollerabilità della chemio è oggi molto migliore di 15 anni fa. In casi talmente avanzati o per specifici tumori nei quali i vantaggi della chemio sarebbero nulli, c’è chi ritiene doveroso dire tutta la verità ai malati, non prospettando una guarigione altamente improbabile, ma facendo decidere al paziente se trascorrere il tempo che rimane “tra ospedali e flebo” o “a casa propria”, dove pure è possibile ricevere adeguati trattamenti palliativi.
Titolo originale. Chemioterapia anticancro: progresso e non accanimento tereutico