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Prof. Giorgio Dobrilla

Primario Gastroenterologo Emerito dell’Ospedale Regionale di Bolzano, Professore a contratto all’Università di Parma.

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Categoria: Articoli Alto Adige

“Chiedi le Prove” (CLP) è una iniziativa del Comitato Italiano di Controllo sulle Affermazioni Pseudoscientifiche (CICAP). CLP si è occupato di recente dei vantaggi che avrebbe, secondo una gelateria, il loro gelato irradiato con onde elettromagnetiche a 528Hz. Vale la pena di riprendere una notizia così aleatoria sotto il profilo scientifico. Le gelaterie producono oggi prodotti artigianali dai gusti svariati e mediamente ottimi che non fanno rimpiangere i gelati offerti dai vecchi pittoreschi carrettini. Il gelato è tanto più buono quanto più sono di qualità i suoi componenti, dal latte al cioccolato, ai tuorli d’uovo o alla frutta, più altri ingredienti e additivi che ne esaltano il sapore. La gelateria citata da CLP è però andata oltre e, credendo di aumentare il pregio del proprio gelato, ha utilizzato delle onde elettromagnetiche che avrebbero “armonizzato” (?) le materie prime. Riporta ancora CLP che questa armonizzazione, secondo l’azienda, sarebbe suffragata da studi riguardanti la cosiddetta “memoria dell’acqua”, cara all’immunologo Jacques Beneveniste (“premiato 2 volte con il sarcastico Premio Ig-Nobel). In sintesi, quando viene a contatto con certe parole, suoni e onde l’acqua nel gelato si caricherebbe del loro significato (?) trasformandosi “in acqua informata, capace di trasmettere la frequenza del messaggio con cui è stata caricata.” CLP riporta che un curioso (pseudonome Andrea), sconcertato dalle affermazioni sul gelato irradiato esposte nel cartellone della gelateria, ha voluto saperne di più chiedendo al titolare quali fossero gli studi a favore dei plus positivi che l’irradiazione avrebbe comportato. In particolare, voleva sapere in quale modo il loro gelato irradiato ricaricherebbe i campi energetici dei consumatori, aumentando così il loro benessere. La risposta della gelateria è stata che tale scelta si era basata sulla “sensibilizzazione delle persone, su quello che mangiano e sulla propria spiritualità” (?). In verità, il titolare riconosceva che gli effetti della irradiazione a 528Hz non erano avallati da dati della scienza ufficiale, ma solo basati su pubblicazioni di alcuni fisici come Emilio Del Giudice convinto, ma senza prova alcuna, degli elevati benefìci biofisici dell’irradiazione. Il gelataio sosteneva inoltre che la scienza non è ancora in grado di spiegare tutto”, ma che studi in suo possesso, peraltro né visionabili né pubblicati, provavano le sue affermazioni. E dunque pure su ammissione stessa del gelataio, le dichiarazioni esposte al pubblico non sono sostenute da dati scientifici, ma fondate sull’ipotesi di una inesistente memoria dell’acqua. A chi volesse rinfrescarsi le idee su questa memoria plurisconfessata da decenni, consiglio il volume “Omeopatia” (Editore C1V, Roma), con prefazione del prof. Silvio Garattini. Da leggerlo, mentre magari si gusta un buon gelato non “armonizzato”.

In passato per un lieve malessere si consultava in prima battuta il medico di famiglia e, per qualcosa di più serio, lo specialista. La realtà si è via via complicata per indebiti e sconcertanti interventi di magistrati e politici, per cui in certi casi il malato si è rivolto direttamente a un magistrato o a un politico incolti entrambi (di massima) per quanto attiene alla salute. Ciò effettivamente è accaduto, ma la memoria è corta per cui conviene, com’è opportuno per alcuni vaccini, fare un richiamo. Ricordiamo così che il non medico dr. E. Cappelli (Pretura di Roma), aveva imposto a fine anni ’90 il siero di Bonifacio (estratto da feci caprine mescolate con urine di capra), dando ragione a un veterinario in buona fede che “a usma”, aveva ipotizzato l’efficacia antitumorale del “suo” siero. Interveniva a questo punto il ministro della salute Camillo Ripamonti, ingegnere (sic!), che per  motivi di opportunità politica anziché bloccare una terapia non validata da alcuna ricerca scientifica, promuoveva una indagine ad hoc. Le conclusioni sulla scientificità e l’efficacia del siero erano negative, ma il dr. Cappelli forte della sua (in)competenza oncologica insisteva chiedendo al ministro Renato Altissimo, anch’egli non biologo né medico ma  imprenditore laureato in Scienze Politiche, di avviare un’ulteriore indagine che si concludeva ancora con un verdetto negativo circa l’efficacia. Analoga la storia della Multiterapia proposta dal fisiologo (non medico) Di Bella come rimedio antitumorale. In questo caso il pretore Carlo Madaro di Maglie, digiuno pur esso di medicina, imponeva per legge la cura Di Bella non avallata da alcuno studio clinico oncologico internazionale e giudicata priva di efficacia pure da uno studio controllato multicentrico nazionale rigoroso avviato solo per la pressione sui politici di pazienti emotivamente indotti. Altro intervento a gamba tesa di alcuni magistrati è quello a supporto di Andew Wakefield, medico inglese imbroglione che in un articolo a più mani del 1998 sulla rivista Lancet attribuiva l’autismo al vaccino trivalente MPR (per morbillo, rosolia , parotite). La inconsistenza scientifica di Wakefield, oltre che la frode, è stata presto dimostrata in tutto il mondo e gli stessi coautori dell’articolo 10 anni dopo confessavano l’imbroglio. Wakefield è stato radiato dall’ordine e condannato in Gran Bretagna per truffa. Ciononostante, il Tribunale di Rimini nel 2012 “accertava” (ma come?) che la correlazione tra vaccini e autismo esisteva davvero. E due anni dopo, nel 2014, il giudice Nicola Di Leo (Tribunale del Lavoro di Milano) insisteva nel dire che “è acclarata la sussistenza del nesso causale tra tale vaccinazione e la malattia” e imponeva pure un risarcimento ai genitori del bambino vaccinato. Pochi mesi dopo JAMA, il giornale ufficiale dei medici statunitensi, pubblicava uno studio controllato su 95mila bambini che confermava per l’ennesima volta l’inconsistenza della connessione causale tra vaccino MPR  e autismo. E poi arrivava Stamina, la cura con cellule staminali proposta e praticata dal non medico e nemmeno biologo Davide Vannoni. Encomiabile in questo caso l’inchiesta del giudice Raffaele Guariniello di Torino  che accusava prontamente Vannoni di abuso di professione medica, e di associazione per delinquere e truffa: nel 2015 la condanna definitiva dell’impostore (morto in agosto 2022). Tuttavia, altri magistrati di Pesaro, Venezia, Rimini, Catania e Trapani, pur digiuni di cellule staminali, imponevano la cura Stamina all’ospedale di Brescia. È accaduto così che magistrati ignoranti nello specifico favorivano benché indirettamente la cura con Stamina fornita (a pagamento!) da Vannoni e altri complici già condannati da magistrati più coscienziosi e prudenti. Allo sconcerto della popolazione causato dagli interventi contraddittori della magistratura, avevano concorso almeno in parte anche i media, dando spesso spazio equivalente a imbroglioni e ad esperti di rango. In effetti, in tema di salute tutti possono  oggi nei talk show o con i cellulari dire la loro, in una falsa accezione di democrazia. Se ci si pensa, nessuno si sognerebbe per esempio di organizzare un talkshow  in cui si commentano episodi controversi di una partita di derby, invitando a parlare allenatori, giocatori e giornalisti sportivi qualificati insieme a persone  del tutto digiune di calcio e dell’impiego del VAR. In alcune trasmissioni dedicate di recente ai vaccini anti-COVID, non di rado si è registrato questo sgradevole confronto sbilanciato tra esperti e non, ma evito di parlarne qui in questo momento per non suscitare reazioni politiche solo “ideologiche” e non scientifiche che mi convincono assai poco. Meglio chiedersi divertiti (ma non tanto) se, per una questione medica che ci riguarda, bisogna rivolgersi a uno scienziato o a un magistrato o a un politico.

In passato per un lieve malessere si consultava in prima battuta il medico di famiglia e, per qualcosa di più serio, lo specialista. La realtà si è via via complicata per indebiti e sconcertanti interventi di magistrati e politici, per cui in certi casi il malato si è rivolto direttamente a un magistrato o a un politico incolti entrambi (di massima) per quanto attiene alla salute. Ciò effettivamente è accaduto, ma la memoria è corta per cui conviene, com’è opportuno per alcuni vaccini, fare un richiamo. Ricordiamo così che il non medico dr. E. Cappelli (Pretura di Roma), aveva imposto a fine anni ’90 il siero di Bonifacio (estratto da feci caprine mescolate con urine di capra), dando ragione a un veterinario in buona fede che “a usma”, aveva ipotizzato l’efficacia antitumorale del “suo” siero. Interveniva a questo punto il ministro della salute Camillo Ripamonti, ingegnere (sic!), che per  motivi di opportunità politica anziché bloccare una terapia non validata da alcuna ricerca scientifica, promuoveva una indagine ad hoc. Le conclusioni sulla scientificità e l’efficacia del siero erano negative, ma il dr. Cappelli forte della sua (in)competenza oncologica insisteva chiedendo al ministro Renato Altissimo, anch’egli non biologo né medico ma  imprenditore laureato in Scienze Politiche, di avviare un’ulteriore indagine che si concludeva ancora con un verdetto negativo circa l’efficacia. Analoga la storia della Multiterapia proposta dal fisiologo (non medico) Di Bella come rimedio antitumorale. In questo caso il pretore Carlo Madaro di Maglie, digiuno pur esso di medicina, imponeva per legge la cura Di Bella non avallata da alcuno studio clinico oncologico internazionale e giudicata priva di efficacia pure da uno studio controllato multicentrico nazionale rigoroso avviato solo per la pressione sui politici di pazienti emotivamente indotti. Altro intervento a gamba tesa di alcuni magistrati è quello a supporto di Andew Wakefield, medico inglese imbroglione che in un articolo a più mani del 1998 sulla rivista Lancet attribuiva l’autismo al vaccino trivalente MPR (per morbillo, rosolia , parotite). La inconsistenza scientifica di Wakefield, oltre che la frode, è stata presto dimostrata in tutto il mondo e gli stessi coautori dell’articolo 10 anni dopo confessavano l’imbroglio. Wakefield è stato radiato dall’ordine e condannato in Gran Bretagna per truffa. Ciononostante, il Tribunale di Rimini nel 2012 “accertava” (ma come?) che la correlazione tra vaccini e autismo esisteva davvero. E due anni dopo, nel 2014, il giudice Nicola Di Leo (Tribunale del Lavoro di Milano) insisteva nel dire che “è acclarata la sussistenza del nesso causale tra tale vaccinazione e la malattia” e imponeva pure un risarcimento ai genitori del bambino vaccinato. Pochi mesi dopo JAMA, il giornale ufficiale dei medici statunitensi, pubblicava uno studio controllato su 95mila bambini che confermava per l’ennesima volta l’inconsistenza della connessione causale tra vaccino MPR  e autismo. E poi arrivava Stamina, la cura con cellule staminali proposta e praticata dal non medico e nemmeno biologo Davide Vannoni. Encomiabile in questo caso l’inchiesta del giudice Raffaele Guariniello di Torino  che accusava prontamente Vannoni di abuso di professione medica, e di associazione per delinquere e truffa: nel 2015 la condanna definitiva dell’impostore (morto in agosto 2022). Tuttavia, altri magistrati di Pesaro, Venezia, Rimini, Catania e Trapani, pur digiuni di cellule staminali, imponevano la cura Stamina all’ospedale di Brescia. È accaduto così che magistrati ignoranti nello specifico favorivano benché indirettamente la cura con Stamina fornita (a pagamento!) da Vannoni e altri complici già condannati da magistrati più coscienziosi e prudenti. Allo sconcerto della popolazione causato dagli interventi contraddittori della magistratura, avevano concorso almeno in parte anche i media, dando spesso spazio equivalente a imbroglioni e ad esperti di rango. In effetti, in tema di salute tutti possono  oggi nei talk show o con i cellulari dire la loro, in una falsa accezione di democrazia. Se ci si pensa, nessuno si sognerebbe per esempio di organizzare un talkshow  in cui si commentano episodi controversi di una partita di derby, invitando a parlare allenatori, giocatori e giornalisti sportivi qualificati insieme a persone  del tutto digiune di calcio e dell’impiego del VAR. In alcune trasmissioni dedicate di recente ai vaccini anti-COVID, non di rado si è registrato questo sgradevole confronto sbilanciato tra esperti e non, ma evito di parlarne qui in questo momento per non suscitare reazioni politiche solo “ideologiche” e non scientifiche che mi convincono assai poco. Meglio chiedersi divertiti (ma non tanto) se, per una questione medica che ci riguarda, bisogna rivolgersi a uno scienziato o a un magistrato o a un politico.

È noto che nel nostro intestino è presente una “flora batterica”, spesso indicata oggi col termine di “microbiota”, costituita da oltre diecimila miliardi (sic!) di batteri. Microbiota non va confuso con “microbioma” che è l’insieme dei geni presenti complessivamente nei batteri intestinali. Subito dopo la nascita il numero di specie batteriche nell’uomo sarebbe già compreso tra 500 e 1.000. La  composizione varia in base a molti fattori, quali tipo di parto (naturale o cesareo), allattamento ricevuto e poi dieta e pure patrimonio genetico. Ecco perché non è possibile stabilire un profilo ideale di microbiota “normale”. Si sapeva da tempo che i batteri “buoni” (in larga maggioranza) si oppongono alla colonizzazione  di quelli patogeni, sintetizzano sostanze utili quali per esempio la vitamina K, intervengono nell’assorbimento dei nutrienti e nel metabolizzare certi farmaci, svolgendo un ruolo importante pure nella reattività immunologica. Studi recenti suggeriscono che il microbiota possa correlarsi anche con alcune patologie come diabete, malattie infiammatorie intestinali, e cancro. Proviamo ora a realizzare una minisintesi solo di alcune notizie relative specificamente al rapporto con il cancro e con la risposta alle terapie antitumorali. Anno 2015: circa la risposta alle cure la rivista “Genome Medicine” rimarca come il microbiota possa potenziare l’effetto delle immunoterapie, per cui la  composizione dello stesso andrebbe considerata negli studi futuri volti a valutare l’efficacia di nuove terapie. 2017: all’Imperial College di Londra viene avviato l’“International Cancer Microbiome Consortium, proprio al fine di definire il ruolo del microbiota non solo nello sviluppo, ma anche  nella protezione dal cancro e persino nella risposta alle terapie oncologiche. 2020-2021: due studi, pubblicati sulle riviste “Gut” e rispettivamente “BMC Cancer”, confermano il rapporto esistente in concreto tra batteri intestinali e cancro, e ribadiscono anch’essi l’opportunità già ricordata che le future terapie anti-cancro tengano conto delle caratteristiche del microbiota, ciò che a tutt’oggi viene peraltro fatto raramente. In verità, questo rapporto tra flora batterica e risposta clinica ad antitumorali e immunoterapici è molto complesso e difficile da studiare prontamente al momento di attuare una cura oncologica. La risposta, tra l’altro, non dipende solo dalla semplice presenza o assenza di specifiche specie batteriche. Queste ricerche sono di evidente interesse ma, purtroppo, lo studio della “qualità” del microbiota non è certo un esame di routine.  Esiste poi una variabilità fisiologica della flora batterica nei diversi individui (anche sani) ed è infine difficile modificarla tempestivamente in funzione di una terapia anticancro. Insomma, a parere di chi scrive, siamo purtroppo ancora lontani da una utilizzazione pratica delle nuove conoscenze.

Ogni evento in medicina viene quantificato esprimendolo in percentuale e relativamente a un ambito temporale definito (mese, anno, periodo) e così avviene per la mortalità. Un esempio: la mortalità in malati di cancro del pancreas a cinque anni dalla diagnosi è di circa il 95%. La mortalità  globale per la COVID  è  tuttavia piuttosto difficile da stabilire, particolarmente influenzata da età dei malati, co-morbidità, periodo di osservazione, vaccinazione e altro ancora. Questo suggerisce di soffermarsi sul concetto di “extra-mortalità” che può definirsi come aumento inatteso complessivo di decessi in una popolazione durante un determinato  periodo. Extra-moralità, per esempio, è quella dovuta a eventi inattesi, “extra” appunto, aggiunti a una pandemia, o a una catastrofe come un terremoto o il guasto di una centrale atomica. Non si tratta dunque, come verrebbe istintivo di pensare, di un semplice conteggio dei morti legati alla specifica emergenza, COVID nella fattispecie, perché nei decessi complessivi entrano in gioco, oltre alla vaccinazione si/no, diversi fattori complessi che possono essere dipendenti gli uni dagli altri: stagione climatica, rete autostradale e ferroviaria, efficienza energetica, rete idrica e altro ancora, tutte variabili influenzanti i soccorsi. Insomma, in caso di eventi eccezionali, l’extra-mortalità misura oltre che i decessi causati dall’evento in sé anche le morti dovute a fattori umani e sociali correlati (prevenzione ambientale, fondi ad hoc, viabilità), che avrebbero potuto o no essere previsti e pianificati per tempo. Un’alluvione o una pandemia, per esempio, coinvolgono le strutture sanitarie, peggiorando così la cura di malattie quali diabete, ischemie e infarti, tumori e pneumopatie. Queste patologie “non-trasmissibili” si sono rivelate già da tempo la principale causa di morte nel pianeta, amplificando le disuguaglianze socio-economiche e l’accesso alle terapie. Una morte causata dal ritardo di un trattamento per una o più di queste malattie perché il SSN è andato in tilt ad esempio per l’emergenza AIDS, non è direttamente collegabile con questa, ma ne è una plausibile conseguenza. Quanto alla COVID, la extra-mortalità conteggia dunque oltre ai decessi dovuti al coronavirus, quelli attribuibili alla complessiva situazione di crisi che ne deriva, e persino il calo di morti dovuto ai diminuiti incidenti stradali durante il lockdown. Stimare la extra-mortalità è quindi un problema molto complesso che richiederebbe ai reggitori politici una visione lungimirante non limitata solo ai necessari interventi immediati, ma volta pure alla prevenzione di possibili future calamità sanitarie o ambientali. Le stime statistiche dell’extra-mortalità della COVID (OMS, Lancet, The Economist et al.) differiscono alquanto tra loro, ma concordano sul fatto che la pandemia ha fatto molte più vittime di quelle registrate.

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