Gli scienziati, diversamente da ciò che accade per conduttori, attori o gente dello spettacolo, vengono dimenticati in fretta anche quando milioni di cittadini continuano a beneficiare delle loro scoperte. Esempio tra i tanti su cui riflettere è quello di Robin Warren e Barry Marshall, scopritori del ruolo patogenetico del batterio Helicobacter pylori (HP). La sua eradicazione, ha comportato la (quasi) scomparsa nel mondo dell’ulcera gastroduodenale. Warren era un patologo e Marshall un microbiologo del Royal Hospital di Perth (Australia). I due scienziati nel 2005 venivano insigniti del Premio Nobel per aver scoperto l’HP nelle biopsie gastriche e soprattutto per averne compreso il suo ruolo ulcerogeno. In realtà questo batterio era già stato descritto nello stomaco del cane più di 100 anni prima dall’italiano Giulio Bizzozero, senza però che egli ne comprendesse il ruolo patogenetico. La loro intuizione che dei batteri potessero essere la causa di gastrite e di ulcera gastro- duodenale (e, col senno di poi, anche dell’aumentato rischio di raro linfoma gastrico noto come “maltoma”), aveva inizialmente destato grossa sorpresa, perché il mondo accademico riteneva che in un ambiente così acido come quello gastrico fosse impossibile la crescita di batteri (fatta eccezione per il bacillo tubercolare, definito appunto “acido-resistente”). Warren e Marshall, constatando una correlazione tra numero di batteri e grado di gastrite erosiva si convincevano che l’HP non fosse un contaminante banale bensì la vera causa di lesioni gastriche, anche perché all’esame istologico il batterio risultava associarsi pure a cellule infiammatorie quasi assenti nello stomaco sano. La ricerca diventava frenetica nonostante le difficoltà di isolamento/coltura dell’HP e lo scetticismo dei colleghi circa l’origine infettiva (e non stress-correlata) dell’ulcera. La maggioranza degli accademici insisteva così tanto sulla sterilità dello stomaco, che veniva rifiutata la comunicazione della scoperta al Royal Hospital. Marshall, stanco di queste resistenze, ingeriva allora lui stesso 30 ml di brodocoltura di HP provenienti da un paziente con gastrite severa. Nei giorni seguenti il patologo stava malissimo, lamentando dolore e vomito persistenti: una gastroscopia rilevava una gastrite ulcerosa associata a presenza massiva del batterio. Su insistenza della moglie, Marshall accettava pertanto di curarsi con antibatterici come metronidazolo e bismuto, e non con anti-ulcera del tempo (di efficacia mai dimostrata!). Finalmente, nel 1984, Lancet accettava di pubblicare un lavoro ormai storico: “Unidentified curve bacilli in the stomach of patients with gastritis and peptic ulceration”. Nasce così la terapia eradicante di pochi giorni con due antibiotici e un antisecretivo e…muore invece l’ulcera peptica, della quale infatti si parla, e per la quale si opera, sempre meno.