Le notizie circa i danni provocati del SARS-CoV-2 si aggiornano di continuo. Sappiamo oggi che i contagiati possono lamentare non solo sintomi respiratori ma pure disturbi gastroenterici o del gusto e dell’olfatto e possono anche avere conseguenze a lungo termine (“long COVID”) ancora poco definite a causa del tempo di osservazione ancora troppo breve. L’ultimo numero di gennaio del British Medical Journal sintetizza in un articolo i possibili effetti sia dell’infezione da SARS-CoV-2 che della vaccinazione sulla fertilità e sul ciclo mestruale, auspicando peraltro che vadano meglio definite l’entità e la persistenza di queste alterazioni. Una preoccupazione in merito nasceva da voci inerenti alla possibilità che il SARS-CoV-2 inducesse pure infertilità nelle donne contagiate, evento che al momento non poggia però su evidenze scientifiche, mentre sicuro fattore confondente risulta l’assunzione diffusa di contraccettivi. Secondo il British Medical Journal va meglio chiarito pure se questo coronavirus possa alterare nel maschio il numero e la qualità degli spermatozoi. Oltre che gli effetti del SARS-CoV-2 sul ciclo mestruale, va pure approfondita l’influenza sul flusso mestruale della vaccinazione anti-COVID-19. In entrambi i casi, fattori da considerare sono da un lato la variabilità naturale del ciclo e, dall’altro, i dati non collimanti emersi in Paesi diversi. L’Agenzia inglese MHEA (Medicine Health Regulatory Agency) segnala, per es., che in donne vaccinate per COVID-19 si avrebbero 36.000 variazioni del ciclo o inattese perdite ematiche. Ma “post hoc” non significa “propter hoc”, e infatti, la stessa MHEA ha concluso che ”attualmente non ci sono prove che supportino una correlazione tra COVID-19 e tra vaccinazione con il ciclo mestruale”. Questo anche perché la MHEA non aveva controllato la frequenza delle stesse alterazioni del ciclo mestruale in giovani donne non vaccinate, ed è noto quanto il mestruo possa variare anche spontaneamente. Successivi studi che si sono avvalsi di confronti costituiti da donne non vaccinate, suggerirebbero un lievissimo ritardo del ciclo dopo solo la prima dose di vaccino anti-COVID-19, mentre maggiore (più di due giorni) risulterebbe il ritardo dopo 2 dosi di vaccino. Uno studio norvegese ha rilevato nei due cicli successivi alla vaccinazione anti-COVID-19 ritardi del ciclo di poco maggiori rispetto alla variabilità naturale. In studi condotti in Stati Uniti e Norvegia, l’intervallo tra prima e seconda dose vaccinale era diverso da quello riportato da MHEA, ciò che crea ulteriore difficoltà a fare dei confronti. In conclusione, fosse anche provata una correlazione tra virosi o tra vaccinazione e alterazioni mestruali, questa sembrerebbe essere di modesta importanza. Mancano inoltre dati su un’eventuale diversa influenza delle varianti (al momento delta e omicron) sulla funzione ovarica