Il plasma di convalescenti (“plasma convalescente”) nei pazienti affetti da malattie infettive ha più di 100 anni ed è stato usato contro tetano, rabbia, varicella e, in tempi a noi più vicini, contro Ebola, SARS, MERS e anche influenza. Si tratta spesso di una cura “compassionevole” nei casi di malattia nuova quando ancora c’è mancanza di terapie certe e si spera di ridurre così sintomi e mortalità. Ovviamente, a differenza della inconsistente medicina alternativa, per quella scientifica gli esiti devono poi essere comunque valutati in studi clinici (“trial”) rigorosamente controllati che esigono di confrontare gli effetti del plasma convalescente con quelli indotti da un placebo o da un farmaco aspecifico (cosiddetto “placebo impuro”). Ciò vale anche per quanto attiene all’efficacia dei plasma immuni nel trattamento della COVID-19. Nell’ultimo anno sono state pubblicate molte ricerche con plasma convalescente contro placebo (o terapie standard), oggetto successivamente di una meta-analisi (valutazione che si propone di “pesare” quali-quantitativamente i risultati di più studi diversi) per un totale di 20 mila pazienti. Ebbene, questa meta-analisi ha dimostrato che il plasma immune non ha portato alcun beneficio per quanto riguarda sia la riduzione della mortalità, sia il miglioramento espresso da un calo dei giorni di ricovero e dalla necessità di ricorrere alle terapie intensive con ventilazione meccanica. Un trial controllato randomizzato più recente su oltre 11 mila pazienti è giunto a conclusioni simili, limitato però dal fatto di non essere stato ancora sottoposto ad un processo di revisione alla pari (=da parte di esperti). L’inefficacia del plasma immune nei pazienti con COVID-19 emerge anche da uno studio organizzato dai National Institutes of Health degli Stati Uniti. Infine, anche un trial clinico randomizzato (TSUNAMI), condotto in vari centri italiani e coordinato dell’Istituto Superiore di Sanità, non ha rilevato differenze significative negli esiti clinici in due gruppi di pazienti, uno curato con plasma immune e uno trattato con terapia aspecifica di controllo. In disaccordo con questi risultati piuttosto omogenei viene tuttavia citato un ampio studio condotto negli Stati Uniti (ma anch’esso “pre-print”, cioè non ancora pubblicato) in cui si registrerebbe una certa efficacia del plasma immune nei soggetti affetti dalla COVD-19. Purtroppo, lo studio è “aperto“, cioè non dispone di un gruppo di controllo, lacuna metodologica questa di rilevante importanza, riconosciuta del resto dagli stessi Autori del trial. Alcuni innamorati del plasma convalescente sottolineano che questa terapia avrebbe un basso costo relativo, ma superficialmente sottovalutano che sarebbe problematico un approvvigionamento sufficiente di plasma di convalescenti considerando le molte migliaia di pazienti ricoverati per COVID-19.