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Prof. Giorgio Dobrilla

Primario Gastroenterologo Emerito dell’Ospedale Regionale di Bolzano, Professore a contratto all’Università di Parma.

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Categoria: Articoli Alto Adige

Le malattie trasmesse sessualmente sono oggetto di scarsa attenzione nei media benché questa patologia sia tutt’altro che sgominata. Le cifre fornite nell’ultimo bollettino dall’OMS risultano infatti scioccanti. In età compresa tra 15 e 49 anni risultano colpiti ogni giorno da malattie sessualmente trasmissibili oltre 1 milione di soggetti. Nel 2016 si sono registrati complessivamente: 6,3 milioni di nuovi casi di sifilide (o lue), causata dal “Treponema pallidum”, che provoca lesioni iniziali a carico di pene, vagina, ano-retto e danno severo, anche dopo molti anni, in vari distretti, sistema nervoso incluso, quando la malattia non è più contagiosa. 127 milioni di nuovi casi di “Clamydia trachomatis”, batterio responsabile di infezioni trasmesse sessualmente  dell’uretra, del collo uterino e del retto.  87 milioni di casi di blenorragia provocata dalla “Neisseria Gonorrhoeae”, che infetta le vie uretrali nell’uomo e le vie uro-genitali nella donna. 156 milioni di soggetti affetti da tricomoniasi, causata dal protozoo “Trichomonas vaginalis”, che colpisce in primis vagina e pene. Cifre impressionanti  irresponsabilmente poco ricordate nonostante non siano affatto in calo. Secondo Massimo Galli, Presidente della Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (Simit), ciò desta notevole allarme perché non ci sono progressi sostanziali nell’arginare queste malattie. La loro diffusione è infatti in crescita ma a due velocità: più lenta anche se progressiva in Occidente, grazie a diagnosi precoci e cure tempestive, più rapida nei Paesi del Terzo Mondo (frequentati per altro enon di rado dai “turisti sessuali” occidentali!). La gravità del fenomeno è naturalmente eterogenea, condividendo queste malattie solo le modalità di trasmissione sessuale. La sifilide è certo l’infezione più seria, perché il treponema è difficilmente eradicabile anche in era antibiotica. La diagnosi, poi, è solitamente tardiva e specie in soggetti immunodepressi il quadro clinico può risultare devastante. Per quanto attiene all’AIDS, Galli ricorda un calo dell’infezione solo anni addietro quando la malattia ha creato all’inizio grande apprensione, seguito purtroppo da una tendenza all’aumento perché per Galli il piano Nazionale AIDS approvato nel 2006 (Conferenza Stato-Regioni) è rimasto in gran parte inapplicato e non si fa sufficiente prevenzione in particolare nei giovani e nei soggetti più a rischio. Si consideri inoltre che la libertà sessuale ha comportato una frequenza maggiore di rapporti sessuali anche tra giovanissimi del tutto digiuni da informazioni al riguardo, convinti forse che la pillola anticoncezionale e il preservativo siano sufficienti a vivere tranquillamente la propria sessualità (in verità spesso vissuta superficialmente, a prescindere da aspetti etici, e magari con l’aiuto di alcolici e di “aiutini” farmacologici assurdi in adolescenti).

Telefonini e computer stanno rivoluzionando molti aspetti e non risparmiano nemmeno i rapporti tra i due sessi. Persone che non si conoscono, grazie a siti specifici o a qualche “app”, con un semplice clic possono entrare in contatto con numerosi interlocutori con i quali iniziare una conoscenza prima platonica e in inseguito  diretta, dopo aver concordato un incontro. Questo potrà avviare una relazione duratura, chiudersi subito oppure tradursi in incontri sessuali reciprocamente “disimpegnati”, non scevri peraltro di pericoli (la cronaca e non pochi thriller lo documentano chiaramente). L’iter è semplice: ci si iscrive a uno dei siti progettati ad hoc, si scarica qualche foto (sobria o allusiva o esplicita), si aggiungono dettagli circa i propri interessi e preferenze e, se ci sono, si sfogliano dei cataloghi che consentono già una pre-selezione di soggetti di possibile interesse. Come se si trattasse della spesa in un supermercato, dove si “mette nel carrello” il prodotto che attira maggiormente (uomo o donna, in questo caso). In questi supermercati sui generis le “merci” vengono pure suddivise in reparti: in un sito francese per donne (“adotta un ragazzo”) vengono proposti profili come “palestrati”, “bohemienne”, “figlio di famiglia agiata” e via dicendo. Non mancano, naturalmente, siti per incontri di omosessuali. Il ricorso alla ricerca di un partner, noto come “dating online” (dal verbo inglese to date che sta per “uscire con ragazzi/e”) è in progressivo aumento. Stando a Tinder, “app” ideata per far incontrare sconosciuti (solo per iscritti a Facebook), sono cinquanta milioni gli utenti attivi in tutto il mondo. Tali numeri dimostrano che le nuove tecnologie stanno cambiando, anche le abitudini più personali e intime e la stessa spontaneità dell’eros. La rivista culturale “Lucidamente” osserva come il “dating online” semplifica indubbiamente l’approccio con l’altro sesso, rilevando che “non c’è bisogno di mettersi in gioco e studiare una frase a effetto per attaccare bottone e non c’è rischio di fare una figuraccia o di balbettare: tutto è filtrato da uno schermo e da una chat, che frenano l’inibizione e limbarazzo”. Mentre un tempo si diceva (sarà poi vero?) che “gli opposti si attraggono”, il contatto via mail o smartphone sembra annullare questa ipotesi, nel senso che chi si rivolge a queste tecniche per incontrare l’anima gemella (o solo il corpo?) non cerca l’opposto, ma il simile. Chi scrive, inoltre, circa la seduzione virtuale e la intensità dei sentimenti che eventualmente si sviluppano in seguito, ha non poche perplessità. Per la passione nata sostanzialmente a  tavolino, avverte una  forte  sensazione di mediocrità, ingenuità e infantilismo. Credo, insomma, che un romantico come Garcia Lorca mai si sarebbe iscritto a un “sito di accoppiamento” e mai avrebbe scritto sul telefonino “Quanto mi costa amarti come ti amo!”.

La rubrica online della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici, ideata  per tutelare la cittadinanza dalle bufale in medicina (non è mai troppo tardi!) ha dedicato di recente l’attenzione sulla gravità dell’infezione tetanica sulla quale le idee sono piuttosto aleatorie. Anche chi scrive veniva esortato da sua madre ad essere attento a non ferirsi giocando a calcio nel campetto dell’oratorio dei frati di via Rossetti a Trieste, pieno di sassi, chiodi e ferri ruggini. La ruggine, una specie di patina formatasi per l’ossidazione del ferro a contatto con l’acqua, si riteneva infatti rischiosa per beccarsi il tetano. Causa di questo è invece il batterio “Clostridium tetani” (CT), non causa di contagio diretto interumano. Il CT cresce in ambienti privi di ossigeno (è cioè anaerobio “obbligato”), e prolifera nell’intestino di  uomo e animali senza provocare sintomi e danni. All’aria, il batterio non è che muoia, ma assume la forma di spora (cellula asessuata a riposo), resistente perfino alla bollitura, che può sopravvivere in tale stato quiescente nella polvere o nel terreno anche per mesi o anni. Solo trovandosi nuovamente in un ambiente privo di ossigeno il batterio può riprendere la forma ‘vegetativa’, ricominciando a proliferare e a produrre una micidiale neurotossina. Il tetano quindi è dovuto a questa che, anche in quantità minime, può causare spasmi muscolari molto dolorosi diffusi, i quali compromettono alla fine pure la deglutizione e la respirazione (classico il “trisma”, dovuto alla contrazione dei muscoli della faccia masseteri, che pertanto simulano una specie di  “riso sardonico”). Chiodi arrugginiti, fili spinati, lamiere, vasi di latta, forconi o altri attrezzi da lavoro soprattutto in campagna, frequentemente esposti  all’aperto per tempi lunghi, hanno maggiore probabilità di venire a contatto col CT ed è per questo che nella credenza popolare ruggine e tetano  sono diventate una “quasi equazione”, ma – conviene ribadirlo – è la tossina del batterio, e non  la ruggine di per sé, a essere pericolosa e persino letale. Gli attrezzi appuntiti usati nel giardinaggio contaminati facilmente dal terriccio contenente il batterio richiedono dunque particolare attenzione. Benché più di rado, pure le rose per le quali spesso si usa concime di cavallo, grazie alle loro spine pungenti possono provocare il tetano, che può comunque essere causato da qualsiasi ferita/puntura sporcata di terra contaminata dal CT. Contrariamente a quanto comunemente si ritiene, utile ma non sufficiente è disinfettare l’eventuale ferita con l’acqua ossigenata, in quanto questa può non raggiungere il CT annidatosi  in profondità. La vaccinazione toglierebbe ogni preoccupazione specie in popolazioni a rischio come agricoltori e coltivatori diretti, ma il richiamo va fatto in ogni modo ogni 10 anni, perché l’immunità conferita dal vaccino non è permanente.

La colangite sclerosante primitiva (CSP) è una rara infiammazione dei dotti biliari intra- ed extra-epatici che vanno incontro a progressiva alterazione/stenosi. In Italia ne soffrono circa 15 mila persone, in prevalenza giovani donne. La natura autoimmunitaria è assodata e un maggior rischio di CSP ce l’hanno infatti anche soggetti affetti morbo di Crohn e da colite ulcerosa, malattie nelle quali pure l’immunità gioca un suo ruolo. Quando i sintomi affiorano essi consistono in prurito, lieve ingiallimento di congiuntive e cute, anoressia e astenia. L’evoluzione molto lenta in cirrosi o cancro-cirrosi attesterà la severità del danno epatico e cerebrale (in primis sanguinamento da varici esofagee, confusione mentale). La diagnosi si basa su test ematochimici di infiammazione (sia aspecifici che specifici epatici) e immunologici (ricerca di anticorpi), e poi su esami come la colangiografia retrograda per via endoscopica, la colangio-RM e la biopsia epatica. La cura anti-prurito si avvale di acido ursodesossicolico (URSO) e si anti-istaminici (specie questi ultimi poco efficaci). Si cerca pure di aumentare l’escrezione fecale di sali biliari con agenti che li “sequestrano” nell’intestino, impedendone il riassorbimento e ciò al fine di rallentare la progressione verso la cirrosi, per la quale unica cura è il trapianto del fegato. In caso di stenosi dei dotti biliari marcata al punto da impedire il flusso di bile (con conseguente itterizia), l’endoscopista o il chirurgo inseriranno degli “stent” nei dotti che, almeno per un certo tempo, garantiranno una sufficiente pervietà. Dal 2016 è stato approvato un nuovo agente (in fascia H, erogabile cioè solo in ospedale, in reparti autorizzati), l’”acido obeticolico” (OB, nome commerciale “Ocaliva”) che agisce selettivamente su uno specifico recettore presente sul nucleo delle cellule epatiche. L’OB, rimborsabile dal SSN già nel 2017, sembra costituire un sensibile progresso nella cura della CSP. La commercializzazione del farmaco decisa dagli enti regolatori si è basata su uno studio di 217 pazienti con CSP non rispondenti o intolleranti alla cura con il solo URSO. Lo studio era condotto inizialmente in doppio cieco con OB in due dosaggi contro placebo, una volta al giorno per 12 mesi (e terapia continuata poi non più in cieco fino a 48 mesi). I parametri laboratoristici di stasi biliare (aumento della fosfatasi alcalina e della bilirubina) sono risultati significativamente ridotti e/o stabilizzati grazie all’OB e la tolleranza è stata giudicata accettabile/soddisfacente (meno che per il prurito e l’astenia). Un po’ di luce in fondo al tunnel sembra dunque intravvedersi, ma è necessario verificare lo stop alla progressione per un tempo ancor più lungo. È anche auspicabile una riduzione del costo dell’acido obeticolico attualmente troppo elevato (30 cp costano oltre i 3000 euro).

La cronaca in tema di proposte terapeutiche miracolose che “acchiappano” pur sconfessate dalla comunità scientifica internazionale, non rimarrà mai…disoccupata. E’ triste notare come la credulità di tante persone resista tetragona a ogni dimostrazione di truffe passate  e attuali. Il 26/6/2019 il Ministero della Salute segnala la denuncia dell’OMS circa la vendita in rete di una Soluzione Minerale Miracolosa (MMS), priva di ogni supporto scientifico, “per il trattamento di numerose malattie, fra cui autismo AIDS, tubercolosi, malaria, epatite, cancro, dengue e chikungunya”. Sono stati pertanto allertati tutti gli Assessorati della Salute, gli Ordini dei Medici, il Centro Antiveleni di Pavia, la Federazione dei Pediatri, la Società di Medicina Generale, i NAS e l’Istituto Superiore di Sanità. L’MMS “contiene clorito di sodio al 28% e generalmente viene fornito con un attivatore consistente in acido citrico, sebbene possano essere utilizzati anche l’acido cloridrico, il succo di limone o l’aceto. Mescolando MMS e attivatore si crea biossido di cloro, che rappresenta il componente attivo, i cui effetti terapeutici sono reclamizzati senza alcuna evidenza scientifica”. Il prodotto, simile alla candeggina, viene ancora venduto in rete nonostante gli effetti negativi sulla salute derivanti dal suo uso “in almeno 18 Paesi (Australia, Belgio, Brasile, Canada, Cile, Rep. Ceca, Estonia, Francia, Irlanda, Messico, Nuova Zelanda, Singapore, Spagna, Svizzera, Uganda, Regno Unito, Vanuatu e Stati Uniti d’America). In un limitato numero di soggetti gli effetti negativi hanno messo a rischio la vita della persona”. Il “miracolo” millantato dalla soluzione consisterebbe non solo nell’efficacia su un’ampia serie di malattie eterogenee, e autismo in primis, ma anche nella possibilità di usare per l’MMS tutte le vie di somministrazione: quella orale (2-15 gocce, 2-3 volte al giorno) addizionate di acido citrico al 50% o cloridrico al 4%, quella per clistere, l’instillazione nelle orecchie, o l’applicazione per via cutanea in combinazione con il dimetilsolfossido, un sovente industriale in grado di penetrare la pelle in profondità portandosi dietro altri agenti chimici. Il ministero avverte che chi assume l’ MMS può andare incontro a vomito  e diarrea persistenti, disidratazione, dolori addominali e oro-faringei. Si segnalano anche casi di anemia emolitica, di anuria (da danno renale) e di infiammazione dei linfonodi. Dubbio anche un caso letale. Agli utilizzatori del MMS, l’organizzazione non religiosa che lo commercializza e che si fa chiamare Chiesa della Salute Genesis II”, e altri siti web, suggeriscono che tali effetti sono segno che il prodotto funziona. Ci sono notizie, come questa, che non si sa davvero come commentare senza ”irritarsi” fortemente con chi ama farsi abbindolare e magari diffida di prevenzioni e cure scientificamente documentate.

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