Nonostante la FDA statunitense non abbia approvato le sigarette elettroniche (SE) per aiutare le persone a smettere di fumare, molti continuano a tentare di riuscirci grazie a queste. Gli studi datati condotti con SE di prima generazione sono contraddittori e mancano dati sui risultati a lungo termine. Un recentissimo ampio studio multicentrico randomizzato ha confrontato la percentuale di coloro che hanno smesso di fumare in due gruppi: il primo aveva provato con le SE, mentre il secondo aveva tentato di smettere con una terapia sostitutiva alla nicotina. Dopo un anno il tasso di astinenza dal fumo risultava del 18% nel gruppo di fumatori di SE, e solo del 9,9% registrato nei soggetti ricorsi alla terapia sostituiva con nicotina. Il successo delle SE va bilanciato con la sicurezza delle stesse. A breve termine, i soggetti che hanno usato le SE riferiscono una maggiore riduzione di tosse e catarro se confrontati con i soggetti assumenti preparati a base di nicotina, e possono accusare solo una lieve irritazione orofaringea. L’80% dei partecipanti con astinenza dal fumo persistente anche dopo un anno di ricorso alle SE continuano ad usarle contro solo il 9% di coloro che continuano le terapie sostitutive a base di nicotina usate in precedenza. A lungo termine, si è dimostrato che i vapori prodotti dalle SE possono contenere tossine capaci di esercitare effetti biologici avversi sia su cellule in vitro che in animali, anche se meno tossici di quelli prodotti dal fumo di sigarette. Nei fumatori di SE possono in verità osservarsi alterazioni dell’epitelio bronchiale. Grande attenzione, infine, al fatto che le SE espongono al rischio dei vapori non innocui anche bambini e adolescenti che stanno nei pressi. Negli adolescenti, tra l’altro, influenzati dagli adulti, si sta assistendo (almeno negli USA) a un vero “uso epidemico” di SE. In conclusione, le SE sembrano forse meno rischose di quelle normali (ma i vapori non sono tutti eguali!), ma rimane controverso se esse debbano essere raccomandate come prima linea per la disassuefazione dal fumo. Incerta rimane comunque la durata del trattamento con SE per chi voglia smettere. Un recente editoriale del “New England Journal of Medicine” propone che le SE siano usate il meno possibile e solo dopo il fallimento dei trattamenti già ammessi dall’FDA (nicotina, bupropione, vareniciclina). È del l’ottobre 2018 uno studio pubblicato su “Thorax” dove si dimostra che il vapore prodotto dalle SE disattiva i principali difensori cellulari contro le infezioni, cioè i” macrofagi”. Questi sono cellule immunitarie presenti nei vari tessuti del corpo umano, dove svolgono il ruolo di “spazzini” atti a eliminare cellule mucosali danneggiate o morte (dei bronchi, in questo caso) e batteri. Macrofagi circolanti sono rappresentati dai monociti, globuli bianchi che troviamo in un comune emocromo.