Il virus influenzale si trasmette per via aerea grazie a goccioline emesse a distanza avvicinata. Le raccomandazioni abituali anti-contagio meritano di essere ripetute ogni anno e sono in primis quelle di evitare luoghi affollati specie se chiusi, di star lontani da chi tossisce e starnuta, di aerare gli ambienti dove si vive, di lavarsi generosamente le mani, di evitare raffreddamenti che riducono le difese immunitarie. Decisiva è la prevenzione con i vaccini antiinfluenzali iniettabili per intramuscolo. Questi sono gratuiti per le persone considerate più a rischio costituite da: gravide al 2°-3° trimestre, pazienti affetti da certe malattie (tumori, patologie croniche cardiorespiratorie e metaboliche come il diabete) nei quali l’influenza aumenta il rischio di complicanze, soggetti over 65 specie in case per lungodegenti, bambini in trattamento cronico con aspirina. In questi c’é il rischio che l’influenza provochi la sindrome di Reye (grave encefalopatie e steatosi epatica favorita dalle virosi/infezioni in genere). Va pure vaccinato il personale a contatto con molte persone (medici, infermieri, badanti, forze dell’ordine) che può essere sia contagiante che contagiabile. I vaccini disponibili sono sia “trivalenti” (contengono cioé 2 virus “inattivati” di tipo A e 1 di tipo B) e quelli “quadrivalenti” (contenenti 2 virus “inattivati” di tipo A e 2 di tipo B). Un vaccino trivalente contiene pure l’adiuvante MF59 (un’emulsione di “squalene”, grasso presente naturalmente nell’uomo) utile per i soggetti con risposta immunitaria poco efficiente, come gli anziani. Nonostante preoccupazioni contraddittorie del passato, la vaccinazione è consigliabile anche perché l’influenza, come del resto altre virosi, può favorire la rara sindrome di Guillain Barré, grave polineuropatia su base autoimmunitaria (possibile anche nei vaccinati ma meno severa). Vaccinarsi per l’influenza è di grande importanza, perché molti sono i decessi causati ogni anno da questa virosi (in Italia, e solo tra gli anziani, quasi 20 mila nel 2017) e perché la ospedalizzazione e il frequente assenteismo dal lavoro dovuti all’influenza, aumentano sensibilmente la spesa sociosanitaria. La vaccinazione resta un caposaldo anche se nel 2018 la FDA ha approvato l’uso di un farmaco non per la prevenzione ma per la cura precoce, cioè ai primi sintomi, dell’’influenza. Con questo nuovo antivirale “baloxavir marboxil” una sola compressa assunta tempestivamente per os sembra uccidere il virus entro 24 ore riducendo così significativamente la durata dell’influenza e della contagiosità. Un vantaggio, dunque, rispetto a antivirali precedenti, come il chiacchieratissimo “Tamiflu” (oseltamivir), dopo il suo lancio risultato oltretutto di dubbia efficacia e che per agire richiederebbe comunque l’assunzione precoce di dieci dosi per 5 giorni.