Anche i non addetti sanno che l’intestino dell’uomo è ricco di batteri ma ignora che il loro numero è circa 30 volte quello delle cellule dell’organismo e che i loro geni complessivi sono 150 volte quelli della specie umana. Il numero di gran lunga maggiore è quello presente nel colon (almeno 1 miliardo per 1cc di contenuto fluido) e scema vertiginosamente nell’intestino tenue (1000-10.000 per ogni cc). Lo stomaco, grazie all’ambiente acido, è sostanzialmente sterile (con la possibile eccezione dell’Helicobacte pylori). La flora nel colon (“microbiota”), costituita in primis da lattobacilli e bifidobatteri, è necessaria perché garantisce l’integrità della mucosa intestinale fermentando i polisaccaridi che vi giungono indigeriti, con produzione di acidi grassi a catena corta, essenziale fonte di energia proprio per le cellule epiteliali che rivestono la mucosa. Inoltre, grazie all’attività del microbiota vengono prodotte importanti vitamine (in primis vit B12 e K) e si potenzia la reazione immunitaria utile a contrastare i batteri potenzialmente dannosi (presenti pure nel soggetto normale ma in minoranza). Si comprende così la forte promozione commerciale dei probiotici per “rinforzare” la flora salutare nella cura di una serie di malattie, che però sorvola sul confronto tra quantità dei batteri vivi contenuti nel probiotico e concentrazione dei batteri nel colon e sulla la capacità dei primi di “aggrapparsi” alla mucosa per non essere evacuati. L’utilità dei probiotici è stata commentata da Pensiero Scientifico Editore. La riserva di fondo è anzitutto che l’efficacia dei probiotici, concettualmente plausibile, manca però di prove oggettive per quanto attiene a disparate indicazioni terapeutiche che dovrebbero inoltre essere considerate singolarmente. Un conto è la diarrea da antibiotici, altra cosa è l’impiego nella colite ulcerosa o nella stomite dei soggetti con ano preternaturale o nei sani. Scrive PSE :”Il mercato dei probiotici vale, solo in USA, 35 miliardi di dollari, e nel 2020 si dovrebbe arrivare a 50 miliardi. Di fronte a un tale business è dunque necessario riflettere con attenzione sulle proprietà dei prodotti che vengono pubblicizzati, senza farsi illudere dalla promozione industriale”. Due studi del 2010 e 2013 su 3000 anziani con diarrea da antibiotici, per es., non hanno dimostrato alcun vantaggio su tale diarrea e nemmeno sulla prevenzione della diarrea grave da Clostridium difficile. Per questo motivo gli enti regolatori FDA (USA) e EMA (Europa) “non” hanno autorizzato l’uso dei probiotici per nessuna indicazione. Pensiero Scientifico conclude che la cosa migliore al momento è nutrire bene i nostri microbi buoni con una dieta ricca di frutta, verdura o cereali integrali evitando l’assunzione di antibiotici non indispensabili, avvertimento, specie quest’ultimo, largamente disatteso.