Il tema dell’intramoenia sollevato dal Direttore Generale della ASL di Bolzano, intervistato puntualmente da Valeria Frangipane martedì, non è nuovo, ma solo uno dei nodi vecchi che in sanità vengono al pettine. Quello dell’ “intramoenia” (dal latino letteralmente “tra le mura”), ossia dell’attività privata all’interno degli ospedali è un tema scottante affrontato già nel 2008 tra gli altri anche dal professor Silvio Garattini, Direttore dell’Istituto di Farmacologia Mario Negri di Milano, sulla rivista NEGRINEWS 148. Per Garattini l’intramoenia serve a far nascere di fatto un servizio sanitario a 2 marce: veloce se uno può pagare e lento per gli altri. Il sospetto era già 9 anni fa, e lo è evidentemente ancora, che il dilatarsi delle liste di attesa (assai peggiorato negli anni) avvantaggi l’intramoenia a scapito dei pazienti e delle loro tasche. Se le liste fossero corte, la richiesta per l’intramoenia subirebbe infatti un calo decisivo. L’unico vantaggio è che l’intramoenia consente al paziente che può permetterselo, di essere visitato sempre dallo stesso dottore, aspetto di non poco conto data l’importanza di una buona relazione medico-paziente. Da un rapporto dell’Agenzia per i Servizi Sanitari regionali, Garattini riportava che la spesa sostenuta nel 2003 per l’intramoenia era stata di 893.829 mila euro, pari a 19 miliardi di vecchie lire. E si trattava comunque di cifre sottostimate in quanto mancanti di “dati provenienti dagli IRCCS (Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico), dai Policlinici e dalle Università”. Eliminare l’intramoenia -insisteva il Direttore del “Negri”, uno dei protagonisti tra l’altro in aprile 2017 al recente Festival sull’Economia di Trento proprio sulle disuguaglianze nella salute – sarebbe per i nuovi governi (ma quanti sono stati dal 2008 a oggi? NdA) un atto di grande coraggio a favore del Sistema Sanitario Nazionale e dei cittadini i quali, nel contesto del SSN, dovrebbero ottenere lo stesso tipo trattamento. Nel 2007, quindi un anno prima del NEGRINEWS 148, l’ADUC (Associazione per i Diritti degli Utenti e Consumatori) avanzava questioni analoghe, riferendo che per evitare vistose diseguaglianze in sanità, veniva rimandata alla Camera la discussione/soluzione dell’intramoenia e delle inaccettabili attese. Tuttavia, per ADUC c’erano già “tutti gli elementi per credere che entro la data prevista (il 2008, NdA) non si sarebbero fatte cose diverse dalle attuali”.
A giugno 2017, dopo quasi un decennio, il lettore leggendo il pezzo della Frangipane può constatare che la questione dell’intramoenia e delle lunghe liste d’attesa (problemi poliedrici di fatto assai complessi e difficili) non sia stata ancora concretamente affrontata con maggiore decisione e sia invece persino peggiorata. Questo articolo non si propone di spartire colpe generiche, sempre odiose, ma a tener vivo il problema, affinché siano almeno resi pubblici dalle istituzioni, se ci sono, dei progetti risolutivi per impedire che il SSN naufraghi ulteriormente e che la sanità viaggi sempre più a due velocità. Una migliore normativa e una doverosa trasparenza al riguardo sembrano necessarie. Forse l’intervento del Dr. Shael si propone di andare in questa direzione.