L’ipercolesterolemia è un fattore di rischio cardiovascolare che gode di grande (esagerata) notorietà grazie a una persuasione occulta neanche tanto… occulta. Pochi sono consapevoli che oltre a essere essenziale per molte strutture tessutali, il colesterolo è la base per la sintesi di molti ormoni steroidei (cortisone, androgeni e estrogeni) e per la sintesi degli acidi biliari. L’eccesso di colesterolo (che di norma è prodotto per meno di 2 grammi al giorno dal nostro fegato, mentre quello introdotto in media col cibo è solo di 300 milligrammi/die) è temuto perché considerato predittivo del rischio di infarto cardiaco e di ictus cerebrale. In marzo 2017 all’American College of Cardiology, che riunisce in USA 13 mila cardiologi da tutto il mondo, è stata ribadita l’importanza non certo minore di due “spie” indipendenti di rischio cardiovascolare. Il primo, la “Proteina C-reattiva “(PCR) scoperta da Tillet e Francis negli anni 30, è una proteina prodotta dal fegato e riconosciuta come marker generico di flogosi in risposta a vari fattori rilasciati da tessuti infiammati (tra i quali la “Interleukina 6” – IL-6). Un aumento di PCR costituisce inoltre una spia di infiammazione specifica della parete vasale, anche coronarica, ed é per questo considerato un rivelatore di rischio cardio-cerebrovascolare. Secondo fattore di rischio è il GycA, sigla che sta per “Glicoproteina Acetilazione”, che ha attirato l’attenzione grazie a una pubblicazione su “Cell System” già nel 2015. Di fatto la GlycA risulta essere un biomarcatore prodotto del catabolismo di tessuti cronicamente infiammati in risposta a numerose interleuchine secrete da cellule immunocompetenti (linfociti, fagociti e cellule dendritiche specializzate al blocco di materiale antigenico). All’ACC è stata presentata un’analisi condotta in una selezione di 30 mila campioni di sangue nel corso di 25 anni, che confermerebbe come il GlycA sia una spia di infiammazione non solo generica, ma pure specificamente correlato con il rischio di infarto, di ictus e di decessi. La Proteina C-reattiva e il GlycA in 3 mila pazienti sottoposti ad angiografia coronarica (per 2/3 maschi), cioè a iniezione di mezzo di contrasto nelle coronarie tramite cateterismo cardiaco, risultavano aumentati nel 65% dei coronaropatici cronici, nel 42% dei pazienti con sindrome coronarica acuta e bel 26% dei diabetici. Il modesto parallelismo tra incremento plasmatico di PCR e di GlycA suggerirebbe che il rischio cardiaco aumenta in modo indipendente. Tuttavia, se i due marker sono aumentati entrambi, il rischio risulta più consistente. Su questa base, secondo i ricercatori l’aumento di tutti e due questi marcatori dovrebbe ritenersi un test di rischio di patologia cardiovascolare più indicativo dell’ipercolesterolemia. E magari suggerire una profilassi.