Il dott. Vittorio Carreri, Responsabile fino al 2003 del Servizio di Igiene della Regione Lombardia e consulente dell’Assessorato alla sanità fino al 2005, ha ricevuto nel 2003 la Medaglia d’oro al Merito della Salute Pubblica per come ha saputo affrontare il dramma della diossina a Seveso nel 1976. 40 anni fa la ditta ICMESA causava la dispersione ambientale di una nube di diossina, agente di estrema tossicità, estesa fino alla Bassa Brianza. “Time” collocava la tragedia di Seveso all’8°posto tra i peggiori disastri ambientali della storia, in quanto causa di alterazioni ormonali neonatali maggiori di 6 volte in donne contaminate, maggior incidenza di difetti fisici e mentali in età dello sviluppo, distorsione nelle nascite (più femmine che maschi) e aumento di patologia tumorale (misfatto per cui la Givuadan-La Roche alla fine ha dovuto pagare pesantemente!). La bonifica delle aree, ottenuta da Carreri nonostante enormi difficoltà organizzative, problemi di soldi e interferenze politiche, gli ha valso la Medaglia d’Oro. Citare Vittorio Carreri serve a ricordare la già dimenticata tragedia di Seveso. L’impegno civile dell’igienista persiste, confermato da una delle ultime lettere da lui spedite alla SITI (Società Italiana di Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica), di cui per anni è stato presidente e con cui collabora ancora, facendo il “cane da guardia” dei comportamenti e delle iniziative di questa società. Nella lettera egli affronta il grave problema dello smaltimento dei rifiuti urbani che riguarda non solo la neo-Sindaca di Roma, ma trasversalmente tutti i Sindaci della penisola. Il problema rifiuti, in particolare, oltre che esempio di degrado e pregressa mala-amministrazione rappresenta un potenziale rischio di malattie. Di questo i Sindaci, magari incolpevoli, sulla base valutazioni altrui ne trattano spesso decidendo su termovalorizzatori, impianti di compostaggio, opportunità di trasferire discariche in altre regioni o all’estero. E Carreri si chiede: “Come mai a gestire segnatamente i pericoli sulla sicurezza ambientale e i danni per la salute derivanti dai rifiuti urbani sono chiamati i Sindaci e non “anche” il Ministero della salute, l’Istituto Superiore di Sanità, le ASL territoriali, gli Istituti di Igiene delle Università e la stessa SITI che hanno competenze appropriate?” Un esempio sconcertante è Mantova, sua città natale, che ha assegnato le valutazioni della sicurezza ambientale a un solo medico del lavoro. Su questa inerzia istituzionale Carreri ha puntato il dito, auspicando che a breve almeno la “sua” SITI si faccia sentire in merito a situazioni critiche come quelle di Roma, per le quali né la Raggi né altri sindaci, senza l’aiuto di istituzioni specifiche, sono in grado di stimare il rischio sanitario e di proporre soluzioni efficaci.