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Prof. Giorgio Dobrilla

Primario Gastroenterologo Emerito dell’Ospedale Regionale di Bolzano, Professore a contratto all’Università di Parma.

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Categoria: Articoli Alto Adige

Il tetano è una infezione prodotta dal bacillo “Clostridium tetani”. Quando il terreno o altro materiale ricco delle sue spore contamina una ferita profonda si sviluppa la forma vegetativa produttrice di una neurotossina letale. Nel mondo si registrano più di 1 milione di casi per anno (specie nei non vaccinati), con una mortalità del 50%, mentre in Italia i casi sono un centinaio. La morte conclude una sofferenza straziante legata allo spasmo doloroso più o meno diffuso della muscolatura. Motivo della rubrica non è però il tetano, ma la denuncia di vescovi e medici cattolici del Kenia che in novembre hanno accusato OMS e UNICEF di voler sterilizzare 20 milioni di keniote, con l’alibi di realizzare una vaccinazione antitetanica. All’Università di Nairobi avrebbero dimostrato nel vaccino la presenza di hCG (gonatropina corionica umana), ormone evocatore – per i denunciatori kenioti – di anticorpi abortivi e di sterilità permanente. La accusa non manca di elementi intriganti, che non vanno ironizzati, ma valutati oggettivamente senza preconcetti, cosa per altro non semplice. I dubbi “cospirativi” dei cattolici nascono, ad esempio, dal fatto che la vaccinazione escluderebbe i maschi e le donne non fertili e che la pubblicizzazione della campagna vaccinale, diversamente da altre volte, sarebbe avvenuta molto in sordina. Piuttosto critico circa tale cospirazione è invece Paolo Attivissimo che rileva pregiudizialmente su “Le Scienze” come l’accusa dei vescovi e medici kenioti sia gravissima. Egli ricorda al riguardo che per affermazioni straordinarie come quelle dei pro-life kenioti si richiedono prove altrettanto straordinarie (ben nota “legge”, questa, sancita dall’astronomo Carl Sagan), prove che per Attivissimo non ci sono. Ad esempio, le dosi di hCG nel vaccino antitetanico sono “migliaia di volte inferiori a quelle dotate di effetto contraccettivo” (che comunque non sarebbe permanente). Inoltre, a sensibilità del metodo di dosaggio per livelli così bassi di hCG  aumenta di molto il rischio di falsi positivi. Infine, aver limitato la vaccinazione antitetanica solo alle donne potenzialmente fertili non nasconde alcuna cospirazione e mira semplicemente alla prevenzione specifica del tetano neonatale. L’infezione tetanica, infatti, ha luogo soprattutto durante il parto. Il non ampliare la vaccinazione anche a maschi e donne non fertili non è un complotto, per Altissimo, ma solo un modo di contenere la spesa sanitaria. Questione ingarbugliata, in attesa di chiarimento definitivo. Chi scrive, non è qualificato per entrare nel merito e tuttavia non può non chiedersi perché mai OMS e UNICEF, organizzazioni impegnate per la sanità mondiale e la difesa dei bambini, progetterebbero di sterilizzare le donne keniote. Non saprei davvero come interpretare il subdolo obiettivo.

Immaginiamoci se tre modesti collaboratori di questo giornale, hanno la presunzione di avere idee valide per risolvere prontamente l’angosciante e complicatissimo problema del terrorismo islamista in Europa o altrove. La questione è inevitabilmente complessa, ma forse sarebbe possibile non limitarsi solo a reazione emotive estemporanee e soffermarsi invece sulla constatazione di un fatto che è sotto gli occhi di tutti passando quasi inosservato. Lasciando che siano politologi e competenti specifici a dirci come e cosa fare al più presto, vorremmo in effetti insistere su di un aspetto regolarmente trascurato, o solo molto raramente sfiorato dai commentatori sui media, un silenzio che a noi sembra più che una spiacevole presa in giro (eufemismo elegante) una colpevole rimozione in buona o cattiva fede riguardante l’armamentario ricco, variegato e ultramoderno di cui dispongono i terroristi (mitra, bombe,  razzi,  blindati).  Non si sottolinea mai a sufficienza e con insistenza che sono circa una decina i Paesi che producono queste armi per cui mai nessuno è portato a chiedersi con forza chi sono coloro che vendono queste armi ai terroristi assassini. I vari servizi segreti, che i cittadini continuano giustamente a mantenere (quando non deviano), sono così sofisticati che se proprio vogliono sanno anche cosa abbiamo avuto nel piatto a cena stasera. Come mai allora non si esige che venga scoperta e poi resa nota la provenienza di queste armi? Se sono russe chi le produce è la Russia, se italiane o francesi l’Italia e la Francia e via dicendo. La fonte di queste armi e la tracciabilità del percorso con cui vengono contrabbandate e fatte pervenire ai fanatici dello Stato Islamico non dovrebbero essere un’impresa impossibile per l’intelligence europea, se ci fosse davvero la volontà di definire l’iter dalla produzione all’arrivo, con l’identificazione dei responsabili (dentro e/o fuori le istituzioni). In effetti, è più che un impressione che la difficoltà di un controllo sovranazionale di questo tipo non sia intrinseca, ma dipenda anche o soprattutto dal fatto che un tale commercio a qualcuno rende molti miliardi. “Nihil sub sole novum”: qualcuno di noi ha ricordato altre volte come i pellerossa “cattivi” attaccavano le carovane dei visi pallidi “buoni” con i fucili che altri bianchi avevano venduto ai “selvaggi” perché ammazzassero proprio altri visi pallidi. Ora contrabbandare droga afgana o colombiana può essere relativamente semplice, nei camion o nelle navi, nel doppio fondo delle vetture, nelle bambole, ma non è altrettanto facile vendere e trasportare merce ingombrante quale blindati, kalaschnicov, razzi, intere postazioni antiaeree. Chi si indigna in buona fede per le vittime innocenti di atti terroristici potrebbe riflettere che basterebbe persino controllare severamente la produzione di pallottole in ogni paese produttore di armi: senza munizioni sarebbero possibili solo degli attacchi assai meno sanguinosi “all’arma bianca”. Un cerbottana senza nulla dentro resta solo un tubo inoffensivo. Tutto qua. Per concludere, non rimarcare incessantemente che gli eccidi più efferati dei terroristi si fanno con le armi prodotte dagli stati che dichiarano di voler combattere il terrorismo, ci sembra un silenzio colpevole non frutto di distrazione, ma di convenienza di gente senza scrupoli, così potente da riuscire a restare nell’ombra, facendo aumentare gli scheletri che non mancano in molti armadi dei Paesi democratici. Documentare questo retroscena è evidentemente (quasi) impossibile (e costerebbe sicuramente caro, come il caso di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin drammaticamente dimostra!) e solo  ipotizzarlo, purtroppo, serve a ben poco. Soddisfa solo il sottile, inutile, velleitario proposito degli scriventi di segnalare che è possibile prendere per il sedere molti, ma non proprio tutti. Ben poca cosa. E,  comunque,  “Je suis Charlie! “

Sergio Camin, Giorgio Dobrilla, Ettore Frangipane

La rubrica si occupa dell’indiana Vandana Shiva non per trattare (per carità!) di accuse e entusiasmi circa gli OGM (organismi geneticamente modificati), ma perché il mio amico Renzo Alzetta, fisico universitario, mi invia per stuzzicarmi due articoli del “Foglio”, a firma di R. Defez e G. Masini. In essi si stigmatizza che la Shiva sia stata invitata come “ambasciatore” all’EXPO. Secondo l’indiana, gli OGM causano tragedie tra i contadini indiani, provocando persino suicidi massa. Benché priva di dati ufficiali, la Shiva insiste infatti dal 2007 che il suicidio dei contadini connazionali è provocato dall’aver essi acquistato semi di cotone geneticamente modificato cosi poco produttivo da provocare un disastro economico e indurre conseguentemente al suicidio collettivo di 300 mila persone. Defez osserva giustamente che una denuncia così pesante sarebbe assolutamente benemerita e coraggiosa se fosse però documentata, perché altrimenti l’accusa diventerebbe “un boomerang” irresponsabile. Da fonti governative, e non solo dell’India, risulta invece che il numero di suicidi registrato tra i contadini indiani che usano OGM  è sovrapponibile a quello degli analoghi agricoltori francesi e, anzi, che esso risulta diminuito proprio grazie al fatto che il cotone biotec  “ha raddoppiato le rese per ettaro”. Oggi più del 90% dei contadini in India coltiva di fatto piante OGM e quindi, prima di invitare la Shiva all’EXPO, sarebbe sembrato opportuno appurare se i su menzionati suicidi di massa sono una bufala o no. Se l’affermazione della Shiva fosse menzognera, o pure irresponsabile in bona fide, sarebbe infatti il colmo vederla nel ruolo di “consulente scientifico” tra scienziati e VIP dell’EXPO, un palcoscenico straordinario sotto il profilo politico-economico. Basterebbe farsi dire e dare i dati a conferma della sua posizione anti-OGM così acerrima, ma intervistare la Shiva non è facile. Ci ha ben provato Michael Specter del New Yorker (giornale liberal), ma senza successo. In risposta, l’indiana ha anzi accusato questo giornale di essere una “stampella delle multinazionali OGM” (che chi scrive certo non ama), mandando in visibilio i “controsempreecomunque” del mondo. Ciò cha costretto David Remnick, Direttore del New Yorker, a ridimensionare personalmente la caratura scientifica della Shiva (non scienziata ricercatrice, ma semplicemente laureata in fisica), e a demolire l’affermazione dell’indiana che i semi OGM sono sterili. Remnick ha anche rimarcato la ingenuità scientifica della Shiva nello stabilire una correlazione tra il diffondersi delle culture OGM  e l’insorgenza di patologie come diabete, Alzheimer e autismo. In verità, scienziati e medici sanno bene che associazione tra due eventi raramente significa correlazione, un argomento su cui converrà ritornare.

La maggioranza dei farmaci approvati per gli adulti non sono testati nei bambini e anche nelle donne vengono spesso usati medicamenti sperimentati soltanto negli uomini. Questioni entrambe importanti perché l’assorbimento e il metabolismo dei farmaci nel suo complesso può essere alquanto diverso nelle varie fasi di crescita (lattanti, bambini, adolescenti) e nei due sessi (e in quello femminile pure a seconda della funzione ovarica). La soluzione non è semplice. Nei bambini mancano gli studi specifici (salvo eccezioni), perché nei vari  protocolli c’è l’esplicito divieto di reclutarli proprio con lo scopo di proteggerli. Questa tutela a priori comporta però inevitabilmente che nel bambino si usino quasi sempre farmaci testati  per efficacia e sicurezza solo nell’adulto. Una certa garanzia è data dal dosaggio che nel bambino viene prudentemente adattato in base al suo peso corporeo. Tale norma è invece stranamente ignorata nell’adulto per cui la dose prescritta ad un soggetto alto 1,60 che pesa 55 kg è la stessa suggerita ad un giocatore di basket alto 195 che pesa quasi 100 kg. Pure le donne “in fase sessuale attiva” (così definite quando una gravidanza non può essere esclusa) vengono spesso escluse dagli studi clinici. Anche in questo caso l’obiettivo è prudenziale, evitare cioè la nascita di bambini malformati. Ciò di nuovo comporta che di regola le donne sono curate con farmaci sperimentati solo nel  maschio, nonostante sia noto che le differenze metaboliche tra i sessi sono notevoli. Studi di “farmacologia di genere”, che consentirebbero di adattare la cura farmacologica a seconda del sesso, non sono ancora conclusivi. Pertanto, anche quando gli studi pre-clinici sulla teratogenicità del farmaco son tranquillizzanti, una donna incinta non dovrebbe assumere medicamento alcuno. Ma tutti sappiamo che così non è: un febbrone, una colica insopportabile, un grave reflusso gastro-esofageo (favorito dal pancione) saranno comunque trattati in qualche modo, anche se la donna è gravida. Ci sono inoltre farmaci di efficacia dichiarata solo per le donne (ad esempio, il procinetico prucalopride), ma si tratta di tutt’altra questione: in questo caso l’esclusione dei maschi dallo studio non c’entra, è solo che gli studi controllati (almeno fino ad ora) non documentano benefici terapeutici con tale procinetico nel sesso maschile. Una “curiosità” poco nota e indubbiamente sconcertante è la frequente esclusione esplicita degli omosessuali dalle sperimentazioni cliniche. Da un‘inchiesta USA risulta che in 37 di 243 trial relativi all’ insufficienza erettile era esplicitamente richiesta l’esclusione dei gay dallo studio. Più metodologicamente corretti e più “liberal” i pneumologi: nessuna discriminazione nel reclutamento dei gay  in più di 1000 trial riguardanti l’asma bronchiale.

Nel groviglio del malaffare malavitoso che ha investito Roma c’è pure la notiziola di per sé insignificante che un noto presentatore TV  ha chiesto aiuto agli alti livelli della cosca per procurarsi del GH, farmaco che lo avrebbe aiutato ad avere un fisico scultoreo. GH è la sigla inglese per ormone dell’accrescimento. Fosse stato più aggiornato il presentatore avrebbe dovuto chiedere ormoni ipofisari diversi dal GH prodotto dalla parte anteriore della ipofisi (adenoipofisi) assieme ad altri 5 (prolattina, ACTH, TSH, FSH e LH). Ricerche recenti, opportunamente riportate dal numero di dicembre della rivista “Le Scienze” dimostrano  infatti che su integrità ed efficienza muscolare agiscono invece due ormoni, vasopressina e ossitocina, liberati dalla neuroipofisi (parte posteriore ghiandola), ma in realtà prodotti dall’ipotalamo, le cui funzioni sono note da tempo. Nozione classica è che la vasopressina (o ormone antidiuretico-ADH) aumenta sostanzialmente il riassorbimento dell’acqua a livello del tubulo renale e la sua mancanza provoca infatti il diabete “insipido” caratterizzato da diuresi abnorme. L’ossitocina invece è nota per provocare la contrazione dell’utero durante il parto nella donna (e in altri mammiferi femmine) e favorire pure la lattazione, mentre meno definito è il suo ruolo nell’uomo. Tuttavia pregevoli e più recenti ricerche, anche italiane, suggeriscono che l’effetto dei due ormoni  sui muscoli in genere, e non solo sull’utero, è molto maggiore  del previsto. La scoperta è di notevole importanza perché il muscolo non è un tessuto stabile come erroneamente si riteneva ed è anzi capace dopo una lesione di rigenerarsi in poche settimane, una capacità riparativa che è invece deficitaria nelle distrofie muscolari, ed è proprio per tale deficit che queste miodistrofie hanno conseguenze cosi drammatiche. Ebbene, oltre agli effetti classici, vasopressina e ossitocina hanno il compito di stimolare i “mioblasti”, elementi precursori delle cellule/fibre muscolari. Tale effetto ormonale può realizzarsi perché durante la rigenerazione del muscolo i recettori situati alla sua superficie, sui quali agirà la vasopressina, aumentano di numero (in gergo si parla di over-espressione recettoriale). Sintonizzate con tali riscontri sono alcune ricerche francesi, secondo le quali sulle staminali del muscolo esistono dei recettori specifici anche per l’ossitocina. Lo dimostra il fatto che la capacità rigenerativa del tessuto muscolare aumenta quando, invece di usare i 2 ormoni neuro-ipofisari, si implementa l’espressione dei recettori sulla membrana muscolare. In conclusione, fibre muscolari con più recettori superficiali, e specie dopo stimolazione con vasopressina e ossitocina, rigenerano pertanto più vivacemente. Ancora sub judice eventuali risvolti clinici.

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