Vai ai contenuti

Prof. Giorgio Dobrilla

Primario Gastroenterologo Emerito dell’Ospedale Regionale di Bolzano, Professore a contratto all’Università di Parma.

Archivio

Categoria: Articoli Alto Adige

La chimica incontra spesso una certa riluttanza nel lettore per il timore di confrontarsi con cose difficili, noiose, e lontane dalla quotidianità. Peccato, perché si tratta invece di una materia interessante  e persino divertente se insegnata bene, e perché, ignorandola del tutto, si corre il rischio di cadere più facilmente nei tranelli della disinformazione. Per questo motivo 4 anni fa davo il benvenuto al libro di Silvano Fuso, chimico e noto divulgatore scientifico, dal titolo “Chimica quotidiana. Ventiquattrore nella vita di un uomo qualunque” (Carocci Ed., 2014). È sconcertante scoprire nel volume di Fuso come con la chimica noi tutti ci conviviamo senza saperlo ogni giorno e come la diffidenza circa difficoltà/noiosità di questa materia sia assolutamente infondata. Con piacere segnalo oggi un altro volume riguardante anch’esso la chimica, appena edito da “C1V” (C’era 1 volta, ROMA), di Pellegrino Conte, Ordinario di Chimica Agraria dell’Università di Palermo, intitolato “Frammenti di chimica. Come smascherare falsi miti e leggende”. Il libro del professor Conte sembra integrare l’opera di Fuso, anche se il taglio e gli obiettivi sono almeno in apparenza un po’ diversi.  L’Autore  opportunamente rimarca che ”Quanto si legge in rete [e non solo inerente a chimica e farmaci! NdA] deve essere giudicato criticamente. In altre parole, bisogna sempre diffidare dei santoni che dicono di essere dei novelli Giordano Bruno o redivivi di Galileo Galilei, perché le loro idee scientifiche (in realtà pseudo-scientifiche) sono osteggiate dai guru della <scienza ufficiale>”. Conte dimostrerà però brillantemente come non esiste una scienza ufficiale ma una scienza sola, quella che segue le regole ben precise del metodo scientifico, al di fuori delle quali esiste solo pseudo-scienza. L’Autore ci accompagna in un viaggio affascinante con una valigia ricca di strumenti per conoscere la chimica, per distinguere i fatti dagli aneddoti e per sfatare molte mis-credenze su temi anche molto banali riguardanti ad esempio i vantaggi (?) di certe acque imbottigliate, la superiorità millantata di certi zuccheri  e  dolcificanti, spiegando persino com’è fatta la matita copiativa usata nelle cabine elettorali. Non poteva mancare un serie di osservazioni sulla…non-chimica delle ultradiluizioni (superiori alla dodicesima diluizione centesimale) dei preparati omeopatici al di là dell’H2O. Un libro, insomma, che rende la chimica rigorosa, non ingannevole e chiara per tutti, rara avis in questi tempi pesantemente viziati dal fatto che qualsiasi cialtrone può diffondere in rete ogni panzana. Benvenuti libri di questo livello perché purtroppo la disinformazione prevale e prevarica l’ informazione seria, Come dice Mark Twain, ahinoi!, “Una bugia fa in tempo a viaggiare per mezzo mondo mentre la verità si sta ancora mettendo le scarpe”.

La resistenza batterica agli antibiotici, più volte trattata in rubrica, è legata principalmente all’uso spesso non necessario di questi farmaci (per es. nelle malattie da virus) e al fatto che una quota pur minoritaria di batteri risulta refrattaria anche quando l’antibiotico è efficace, mostrandosi anche in grado di trasmettere questa caratteristica alle generazioni batteriche successive. Tra le conseguenze più vistose dell’antibiotico-resistenza va ricordata la ultrarefrattarietà alle cure antitubercolari (il malato viene forzatamente isolato come un terrorista!) e a quelle per la colite da Clostridio difficile (colite che può richiedere persino l’ingestione di feci di pazienti guariti!). La situazione non è migliorata e senza provvedimenti urgenti si calcola che nel 2050 la resistenza agli antibiotici, e quindi le infezioni intrattabili, diventeranno la prima causa di morte nel mondo. Sarebbe il colmo morire meno di cancro grazie ai progressi nella diagnosi precoce e nelle terapie antitumorali e sconfiggere i virus più pericolosi grazie alle vaccinazioni, e passare più facilmente a miglior vita per una banale infezione batterica. Benvenuto dunque il progetto italiano “Musicare” per il controllo dell’antibiotico-resistenza, che vede l’adesione di 36 società scientifiche e associazioni di cittadini. Come rileva Adnkronos Salute, l’obiettivo comune di questi enti è quello di “lavorare a fianco del Piano Nazionale di Contrasto dell’Antibiotico-Resistenza coordinato dal ministero della Salute”. Rispetto agli altri Paesi dell’Europa/Ocse l’Italia già oggi vanta il maggior numero di decessi per infezioni da batteri antibiotico-resistenti (10 mila ogni anno su un totale di 33 mila). Si calcola inoltre che più di 450 anni di vita ogni 100 mila abitanti  siano perduti  ogni anno, rispetto a una media europea di 180 anni. Ne consegue pure un costo elevato causato dall’antibiotico-resistenza nel nostro Paese: circa 600 mila euro per 100 mila abitanti/anno, il triplo della media dei Paesi Ocse che spendono circa  350 milioni di euro/ anno. Semplici avvertenze efficaci possono essere:: lavarsi spesso le mani (chi si ricorda di Ignác Semmelweis trionfatore sulla sepsi puerperale?), un uso motivato e mirato di antibiotici, una migliore igiene delle strutture sanitarie (così eterogenea nel nostro Paese!), campagne “consistenti e persistenti” di informazione ad hoc, maggiore adesione alle vaccinazioni (anche da parte dei medici e di altri operatori sanitari dei nostri ospedali che spesso non danno un buon esempio!). Secondo “Musicare” le sole misure igieniche (in primis lavarsi le mani) e l’uso responsabile degli antibiotici consentirebbero pure un ritorno di 2 euro per ogni euro investito. Conviene ricordare che nel 2050 i bambini di oggi saranno poco più di trentenni, nel pieno della vita attiva: pensiamo anche a loro.

Un mio nipote ha sentito dire che si può vivere anche con un solo emisfero cerebrale e mi chiede lumi al riguardo. Io ne so poco più di lui, ma ho però una memoria di ferro e ricordo bene il caso della  trentenne americana Michelle, trattato sulla rivista Query nel 2010 da Sergio della Sala, Professore di Neuroscienze dell’Università di Edimburgo e attuale Presidente del CICAP. lo avevo archiviato l’articolo nel file “Articoli speciali” e ora lo recupero per rispondere. I giornali di allora riportavano che Michelle, pur priva dell’emisfero cerebrale di sinistra, conduceva una vita normale o quasi. Il caso era stato studiato da J. Grafman, Direttore dell’Unità di Scienze Cognitive di Bethesda, contattato dalla madre di Michelle in quanto la figlia presentava sin dalla nascita qualche difetto “strano”. Michelle, non vedeva ciò che si trovava alla sua destra (i centri deputati a rilevare il campo visivo destro si trovano nell’emisfero sinistro, inesistente nella figlia). Inoltre, la ragazza lamentava spasticità del polso destro, smarriva spesso l’orientamento, non comprendeva ragionamenti astratti e tendeva ad assumere atteggiamenti infantili. Tuttavia Michelle parlava senza incepparsi, leggeva e capiva ciò che leggeva, aveva un udito normale, andava al cinema, guardava la TV, giocava come gli altri, risultava straordinariamente brava a ricordare le date e aveva trovato un lavoro regolare. “Non male – rimarcava Della Sala – per una persona con solo mezzo cervello.” Rilievi sconcertanti, in effetti, se si pensa come siamo abituati a constatare le conseguenze drammatiche dopo un ictus che danneggia solo una area ben più piccola di un intero lobo cerebrale. La storia di Michelle conferma che alla nascita il cervello è ancora “adattabile” (aggettivo più corretto di “plastico”), e che le funzioni di un emisfero possono essere assunte dall’altro. Ad esempio, i neonati elaborano i suoni in entrambi gli emisferi e solo in tempi successivi il centro del linguaggio si stabilisce nel solo emisfero sinistro. Cruciale sembra essere la precocità del momento in cui si subisce o si manifesta un danno del cervello. Nel caso di Michelle, “è molto probabile che il danno cerebrale sia avvenuto addirittura in utero e quindi durante gli ultimi stadi della sua vita fetale, per cui il suo cervello ha avuto modo di riprogrammarsi, permettendole una esistenza quasi normale”. Del resto, i bambini che subiscono lesioni al loro emisfero cerebrale sinistro sede del centro del linguaggio hanno difficoltà nella formulazione della parola molto meno significative di quelle degli adulti con lesioni simili. È sconfortante constatare che persone senza un lobo possano ragionare meglio e far meno danni di molti responsabili mondiali che di lobi ne hanno due. Se li usassero entrambi per il bene comune, il mondo  andrebbe forse un po’ meglio di come va.

Il morbo di Asperger (ASP), dal nome del pediatra austriaco Hans Asperger che l’ha descritta per primo nel  1944, ha acquistato una certa notorietà grazie a Beppe Grillo che di recente dal palco del Circo Massimo ha ironizzato sui politici che vanno in TV  descrivendoli come “quelli che –-  al pari degli Asperger –- parlano in quel modo e non capiscono che l’altro non sta capendo. E vanno avanti e fanno magari esempi che non c’entrano nulla con quello che stanno dicendo, con quel tono sempre uguale….”. Tra le tante reazioni la più indignata è stata quella del giornalista, scrittore e conduttore TV Gianluca Nicoletti, affetto da ASP e padre di un figlio autistico. “Non è bello –- scrive Nicoletti –- prendere in giro noi autistici, darci degli psicopatici e usarci come oggetto di scherno”. Personalmente non credo che Grillo intendesse offendere i malati di ASP, anche se il suo scherzare per suscitare qualche risata non è stato il massimo di delicatezza. Ciò ha provocato ovviamente le reazioni (a mio avviso almeno parzialmente strumentali) degli oppositori politici. In rubrica non mi soffermo certo su questa querelle che tuttavia mi dà lo spunto per chiarire ai lettori a grandi linee i fondamentali di questa malattia. L’ASP (la stima della prevalenza è difficile: forse 5-6 casi/10mila bambini, con rapporto maschi/femmine di 5 a 1) condivide alcune caratteristiche con l’autismo, quali difficoltà nella interazione sociale, modalità di comportamento peculiari, attività ripetitive, quasi stereotipate, scarso interesse nell’instaurare relazioni. La malattia di Asperger si differenzia tuttavia dall’autismo per l’assenza di compromissione del linguaggio e l’assenza di ritardo nello sviluppo cognitivo. Doveroso ribadire, in ogni modo, che autismo e malattia di Asperger nulla hanno a che vedere con il vaccino trivalente MPR (anti-Morbillo, Parotite e Rosolia), una ipotesi pseudoscientifica, questa, che è una bufala propinata dal medico inglese A. Wakefield, in seguito radiato dall’Ordine e condannato per frode. L’ASP viene di solito diagnosticata tardi, verso i 10 anni, e solo con la crescita i disturbi del bambino con ASP si rendono più evidenti, ma la diagnosi richiede comunque il concorso di un team medico multidisciplinare. Negli anni molti bambini malati di ASP tendono a migliorare, benché in qualcuno qualche difficoltà nella comunicazione e nella interazione sociale possano persistere. Il quoziente di intelligenza o QI (desunto da test standard) risulta variabile, ma una discreta percentuale di malati di ASP adulti possono svolgere un lavoro regolare, avere una vita indipendente e soddisfacenti relazioni sociali. Molto dipende dal QI, dalle capacità linguistiche e dall’assenza di co-morbidità psichiatriche. Gianluca Nicoletti è la conferma di una evoluzione eccellente che mi fa gioire come uomo e come medico.

Il 16-17 novembre si terrà al Politecnico il “Convegno internazionale di agricoltura biodinamica” (ABD), da non confondere assolutamente con quella “biologica” (che con la ABD condivide solo il rifiuto di utilizzare sostanze chimiche, l’attenzione all’ambiente non contaminato e la rotazione delle colture). Tra le reazioni non ultima quella della Prof. Elena Cattaneo dell’Università di Milano la quale deplora che il prestigioso Politecnico ospiti un convegno dedicato ad una pratica pseudoscientifica basata sulle ipotesi astrologiche/esoteriche formulate più di 100 anni fa nella sua ”antroposofia” da Rudolf Steiner. Il teosofo, convinto di una memoria cosmica e di come ”all’origine della vita gli uomini fossero contemporaneamente maschi e femmine”, sosteneva pure l’efficacia di preparati “insoliti” da usarsi in ABD, tra i quali, il “cornoletame”. Tempo fa il National Geographic  ne ricordava anche altri: “Sotterrare vesciche di cervo con dentro fiori di Achillea o un corno di vacca ripieno di letame o far fermentare la corteccia di quercia nel teschio di un animale domestico”. Per Steiner questi “fertilizzanti” sarebbero indispensabili alla ABD. Altri concetti (?), sono per esempio, che “la vacca ha le corna atte ad inviare dentro di se le forze formative eterico-astrali  le quali, premendo verso l’interno, hanno lo scopo di penetrare direttamente nell’organo digestivo. Proprio attraverso la radiazione che proviene da corna e zoccoli, si sviluppa molto lavoro all’interno dell’organismo”. Quanto alle piante nate da terreni trattati con il cornoletame esse potrebbero così “dialogare con efficienza con i componenti dell’organismo aziendale e planetario in cui si trovano”. È sinceramente difficile commentare la fumosità di queste affermazioni ma, tuttavia, chi scrive ritiene che la scienza faccia bene a non avere preconcetti, purché tuttavia ipotesi come quelle “antroposofiche” siano poi seguite da prove. In realtà, nonostante qualche dato circa supposti vantaggi della ABD – come é rilevato ancora dal National Geographic – “una review dei più recenti studi sul biodinamico evidenzia la scarsità di letteratura scientifica rigorosa e l’assenza di dati a dimostrazione dell’efficacia della ABD…che non dovrebbe essere raccomandata come pratica supportata da basi scientifiche”. Non sorprende allora che la prof. Cattaneo abbia scritto al Rettore Ferruccio Resta, deplorando che il convegno promosso dalla Associazione per l’ABD venga ospitato in un’Istituzione così autorevole. “Qualsiasi tentativo – rimarca la Ricercatrice – di stabilire una malintesa “par condicio” tra scienza e anti-scienza finisce, com’è ben dimostrato, per legittimare la seconda a spese della prima”. Accuse alla Cattaneo di dare pareri pur non essendo lei un’esperta di agricoltura non sono certo mancate, ma il suo discorso “metodologico” non fa una grinza.

Facebook Like Button for Dummies